Dopo i Marxisti per Tabacci, popolare gruppo Facebook, ecco i Grillini per Salvini. Un gruppo tutt’altro che virtuale sta facendo armi e bagagli per passare dal M5S alla Lega del Capitano. Il giorno dopo la votazione sul Mes alle Camere, quando in Senato il governo ha potuto contare su 164 sì ma il gruppo M5S ha registrato 4 voti in dissenso, il senatore Ugo Grassi formalizza l’uscita dai pentastellati e l’adesione alla Lega. «Il punto è che il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni – spiega il Senatore in una lettera – bensì dalla determinazione dei vertici del Movimento di guidare il Paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine.

Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere), da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex Ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi». Sulle stesse corde il senatore Stefano Lucidi, che ieri a Palazzo Madama insieme a Francesco Urraro e a Grassi – oltre a Gianluigi Paragone che però ha scelto di restare nel Movimento – non ha votato la risoluzione della maggioranza sul Mes. «Luigi Di Maio mi ha detto che devo uscire e quindi uscirò. Mi sento sostanzialmente espulso.
Quindi sì, esco dal Movimento» spiega Lucidi, che su un suo possibile ingresso nella Lega dice: «Stiamo ragionando per capire qual è il futuro» facendo capire che l’approdo in via Bellerio è cosa fatta. Le due nuove fuoriuscite segnalano che la crisi interna ai Cinque Stelle è erosiva, e c’è chi punta ad erodere la leadership di Di Maio dall’interno.  «Io penso che fino all’ultimo si possano e si debbano difendere le proprie idee e le proprie posizioni anche all’interno del Movimento. Io lo faccio, anche a costo di essere dissidente ma conforme al programma elettorale. Perché sia chiaro: tutto quel che io sto dicendo, anche in dissenso dal gruppo, lo dico in conformità del programma elettorale. Quindi rispetto ai temi dell’Europa e della crescita rimango conforme al programma per cui siamo stati votati ed eletti», dichiara al Riformista Gianluigi Paragone, considerato l’ufficiale di collegamento tra i dissidenti M5S e la Lega.

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Tra Di Maio e Salvini volano botte da orbi. «La Lega ha aperto il mercato delle vacche, tiri fuori anche il listino prezzi e ci dica quanto costa un parlamentare al chilo. La storia continua a ripetersi. È il collaudato sistema della vecchia politica. Vi ricordate gli Scilipoti di Berlusconi? L’elenco di politici che si sono venduti al diavolo per pochi spiccioli o per una poltrona più comoda e più sicura potrebbe essere lunghissimo. E continuerà ad esserlo finché non esisteranno regole serie contro i cambi di casacca».  «Se c’è qualcuno – risponde Matteo Salvini – che ha svenduto la coerenza quelli sono Grillo e Di Maio. Da “mai con il Pd” a “viva il Pd”, quindi se c’è qualcuno che per salvare la poltrona ha tradito un ideale sono i signori Di Maio e Grillo. Se ci sono elettori dei Cinque Stelle che decideranno, anche in Calabria e sono certo saranno tanti, di continuare a dire con coerenza no all’Europa delle banche, e no al Pd partito dei poteri forti, le porte della Lega sono gratuitamente e liberamente aperte».

Anche Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia, attacca il capo politico dei Cinque Stelle «Quello che in un anno e mezzo ha fatto il governo prima con la Lega e poi con Renzi e il Pd. Quello che aveva giurato prima delle elezioni che non avrebbe mai fatto un governo con nessuno dei due», sottolinea, «Se c’è un Re dei cambi di casacca quello è Luigi Di Maio». Augusto Barbera, che è giudice della Corte Costituzionale, non rilascia interviste ma ascolta il cronista che gli legge l’articolo 67 della Costituzione: «Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Barbera si limita a constatare: “Così dice la nostra Carta Costituzionale”.