Tangentopoli, il vuoto mai del tutto sanato nella classe dirigente e più in generale nella politica, il divario che penalizza il Sud, le potenzialità non sfruttate, le occasioni perse, i giovani da sempre penalizzati su cui ancora una volta si dice di voler puntare, il regionalismo e il suo peso nella distanza economica tra le varie zone del Paese, lo spettro della criminalità organizzata, le grandi opportunità che sulla carta arriveranno con i fondi del famoso Pnrr e la reale capacità, in concreto, dei singoli Comuni di utilizzarli affinché non si riveli l’ennesimo treno perso.

«Si tratta di capire se siamo in grado in qualche modo di aggiustare il treno mentre il treno sta correndo, mentre non ci si può fermare», dice il ministro del lavoro Andrea Orlando, intervenuto a Napoli al convegno sul Mezzogiorno, “Trasformare il Sud in un hub strategico”, organizzato dal deputato di Leu Federico Conte. La massa di investimenti prevista dal Piano di ripresa e resilienza potrebbe consentire al nostro Sud di tracciare un nuovo percorso, creare procedure e forme organizzative che rimangano anche dopo il Pnrr. Ma la classe dirigente sarà in grado di vincere la sfida? Il Mezzogiorno riuscirà a recuperare finalmente il divario nel quale è sprofondato negli ultimi trent’anni? Certezze, al momento, non ce ne sono. Per il deputato Conte, il punto è che «si parla più delle opportunità di Napoli e del Mezzogiorno in Europa che a Napoli e nel Mezzogiorno».

«Dobbiamo recuperare – afferma – la consapevolezza dei nostri mezzi e delle nostre potenzialità e organizzarci per renderli un’opportunità concreta, anche un’opportunità per l’Europa di arrivare nel Mediterraneo con un hub infrastrutturale capace di intercettarne le ricchezze commerciali, economiche, culturali», aggiunge immaginando una Napoli «capitale di un Mezzogiorno e di un Mediterraneo come una nuova opportunità per l’intero continente». Obiettivo ambizioso. Da dove si parte? «Siamo a trent’anni esatti da Tangentopoli – spiega il ministro Orlando nel suo intervento al convegno – conseguenza di una serie di fattori anche di grave disfacimento del sistema dei partiti che ha sostanzialmente cancellato, o di molto ridotto, il peso dei partiti nel nostro Paese. Il vuoto lasciato dalle agenzie di selezione della classe dirigente, la grande impresa, il sindacato, i partiti, è stato solo parzialmente colmato». Il vuoto politico di questi ultimi trent’anni ha aperto un enorme divario.

«Il tema della riforma della politica – ragiona Orlando – riguarda tutto il Paese ma in particolare quelle parti del Paese dove ci sono da colmare e da recuperare dei divari. Perché se guardiamo all’attuale paesaggio ci rendiamo conto che è sorprendentemente simile a quello dell’Italia pre fascista dal punto di vista dell’organizzazione della vita democratica. Questo non so se è un bene o un male, sicuramente non è un segnale di modernità». Un nodo, poi, è la burocrazia. «La grande qualità della burocrazia italiana – dice il ministro – è in larga parte meridionale, eppure questo non si concretizza nella possibilità di costruire una macchina più efficiente e più forte al Sud. Il Pnrr dovrebbe essere usato in una doppia dinamica: reclutare forze giovani ed energie che siano in grado costruire quel pezzo che manca nel funzionamento della macchina pubblica al Sud, ma più strategicamente dovremmo pensare a qualcosa che assomigli alle scuole di selezione degli alti burocrati che esistono in altri Paesi».

Una scuola della pubblica amministrazione al Sud è la proposta del ministro per fermare l’emigrazione intellettuale che colpisce il Mezzogiorno. Certo, gli ostacoli da superare sono tanti. Il ministro cita la crisi salariale («più grave nel Mezzogiorno»), la presenza della criminalità organizzata («dal dibattito è un tema scomparso ma non possiamo nasconderci che investire in Italia in alcune aree del Paese non è come investire in altre aree»), il regionalismo («da circa vent’anni abbiamo un nuovo assetto del Titolo V e sembra che tutti gli studi ci dicano che questo regionalismo ha aumentato il divario, io non sono in grado di dare risposta in 5 minuti ma credo che una grande domanda su questo vada posta»).

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).