Il governo è spaccato sul dpcm firmato domenica 25 ottobre dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Nessun mistero, certo, ma a confermarlo è addirittura il numero 2 del dicastero più coinvolto nell’emergenza coronavirus. Il vice-ministro della Salute Pierpaolo Sileri, il quale si è detto in disaccordo sulla chiusura di bar e ristoranti alle 18:00. “Ho sempre pensato che, laddove c’è un protocollo e laddove il protocollo viene rispettato con rigore e severità, il rischio di contagio è estremamente basso. Quindi su questa misura – ha detto in collegamento ad Agorà, su Rai3 – non sono pienamente d’accordo anche se poi la decisione viene presa sui dati, guidata da un Comitato tecnico scientifico“.

Per Sileri le chiusure dovrebbero essere definite in base ai dati relativi all’andamento dei contagi. E quindi si è detto perfettamente d’accordo con l’immunologa Viola dell’Università di Padova. “I dati dovrebbero essere in possesso chiaramente del Cts. Andrebbero analizzati per ogni tipo di categoria, dal trasporto alle palestre ai ristoranti, e in base ai dati, laddove vi è un rischio di contagio documentato, lì è chiaro che serve una chiusura”, ha commentato Sileri. “Con la professoressa Viola mi sento molto spesso – ha aggiunto il viceministro – e anche nei giorni scorsi ho detto ‘spero non chiudano'” bar e ristoranti “perché lì, come nella scuola, il rischio di contagio è basso” se le regole vengono rispettate. “Sono molto più preoccupato dei contagi che avvengono in ambito familiare, è quello il vero problema”, ha chiosato Sileri.

LE RIVELAZIONI – “Io sono per allargare il tavolo del Comitato Tecnico Scientifico e renderne più trasparenti le logiche e le modalità operative. Mi pare doverosa la trasparenza di questi tempi: non si possono affidare a consulenti di nomina governativa decisioni fondamentali per tutto il Paese”, ha detto inoltre Sileri in un’intervista a Libero. Piuttosto critica anche questa, nei confronti del governo, e assolutoria verso il primario di anestesia del San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo che mesi fa aveva definito il coronavirus clinicamente morto. Proprio al San Raffaele, ha continuato Sileri, sarà una volta finito il suo incarico da viceministro, dove ha vinto un concorso nel 2016, anche perché il chirurgo guadagnava più in ospedale che in Parlamento. “Sono un avulso, il fatto che io sia in Parlamento è la prova del fallimento del sistema Italia – ha continuato Sileri – Se nel nostro Paese le cose andassero come dovrebbero, io in questo momento me ne starei in ospedale a togliere i tumori dalla pancia della gente e in università a fare lezione”.