E’ morto a 80 anni, compiuti da poco, lo scultore siciliano Arturo di Modica. Artista di fama mondiale, il suo nome è legato al Charging Bull di Wall Street, a New York, un’opera diventata un simbolo, una provocazione al mondo della finanza. Di Modica è morto a Vittoria, nella sua Sicilia, dove si era fermato da oltre un anno, anche per via delle sue condizioni di salute e per la pandemia da coronavirus. Aveva vissuto a lungo a Firenze e negli Stati Uniti.

A Repubblica a inizio febbraio aveva ricordato la nascita del celebre Charging bull: “Era un periodo di crisi, la Borsa di New York aveva perso in una notte più del venti per cento e tanta gente era piombata nella depressione più nera. Con qualche amico cominciai a chiedermi cosa potevo fare io per la ‘mia’ città. Sì, certo, sono di Vittoria, ma se vivi più di puoi non sentirla anche tua. E allora mi venne in mente di scolpire un toro, l’immagine della Borsa che cresce: doveva essere uno scherzo, una provocazione. E invece è diventata una cosa maledettamente seria. Mi hanno detto che, dopo la Statua della Libertà, il Charging Bull di Bowling Green, a due passi dal tempio della finanza mondiale, è il monumento più visitato a New York. Ha superato persino l’Empire State Building”.

Il tiro pesa tre tonnellate. Di bronzo. Costò un patrimonio ad Arturo Di Modica. Lo piazzò a Wall Street in una sorta di blitz nel 1987. Dopo il crollo della Borsa di Wall Street. Voleva rappresentare la forza e la capacità di rinascita del popolo americano e della stessa Borsa da quel momento difficile. Un’ultima grande opera, in due esemplari, avrebbe voluto regalarla alla sua città in Sicilia: due sculture da 40 metri.

Orgoglioso figlio di Vittoria, aveva intenzione di donare alla città dei Cavalli dell’Ippari, due mastodontiche sculture che sognava di collocare sul fiume Ippari. Li aveva chiamati Fighting horses, cavalli che combattono, “si tratta di un prototipo che venderò per finanziare quelli da 40 metri da piazzare sopra il fiume Ippari che costeggia Vittoria, la mia città, è il regalo che voglio lasciare alla mia terra. Perché uno come me, che ha vissuto per 45 prima ancora a Firenze e ovunque lo portasse il cuore, le sue radici non potrà mai dimenticarle”, riporta l’Agi. Di Modica da un paio d’anni era separato dalla moglie. Lascia un figlia di vent’anni. La camera ardente sarà allestita a Vittoria presso l’ex convento delle Grazie, nei pressi di piazza del Popolo.

Vito Califano