Quella scocciatura, come l’aveva definita in un’intervista a Il Corriere della Sera, quella scocciatura della morte lo ha raggiunto alla fine la notte scorsa, a Roma. Aveva 93 anni Piero Angela, un’icona già in vita, volto indimenticabile e familiare per tutte le famiglie, genitori e figli e nipoti, era il divulgatore scientifico più amato dagli italiani. Con i suoi programmi ha fatto la storia della tv, segnato un’epoca, lavorato instancabilmente, sempre con precisione e classe. Un uomo di altri tempi, un professionista appassionato che nel suo ultimo saluto ai telespettatori aveva dedicato un pensiero a “questo nostro difficile Paese”.

A dare la notizia della morte il figlio Alberto, anche lui divulgatore scientifico, archeologo, anche lui volto ormai familiare per gli italiani. Erede naturale, in tutto. “Buon viaggio papà”, ha scritto su Twitter. Piero Angela lascia i due figli, la moglie Margherita Pastore e i nipoti Riccardo, Edoardo, Simone e due Alessandro. Era nato a Torino nel dicembre 1928, padre psichiatra antifascista (tra i “Giusti delle nazioni” per aver salvato alcuni ebrei), alla Rai dal 1952. Ha lavorato ininterrottamente per il servizio pubblico per 70 anni, non risparmiando critiche al colosso di viale Mazzini.

Ha scritto libri, saggista, condotto trasmissioni, ideato format rimasti nell’immaginario collettivo e durati per anni. Corrispondente del Telegiornale dal 1955 al 1968. A Parigi e a Bruxelles. Proprio in Francia nacque nel 1962 il primo figlio, Alberto, avuto con la moglie Margherita Pastore. Una storia d’amore lunga 65 anni: lui che al primo incontro a una festa a casa di amici si mise al pianoforte tanto per dare un altro tocco di eleganza a quel colpo di fulmine, lei che lasciò un futuro promettente da ballerina della Scala per seguirlo. Dopo Alberto la seconda figlia Christine.

Piero Angela ha seguito nel luglio del 1969 il lancio dell’Apollo 11 da Cape Canaveral, negli Stati Uniti. A partire dal 1981 la rubrica Quark: prima trasmissione televisiva italiana di divulgazione scientifica rivolta al pubblico generalista. È solo il primo capitolo di un filone che si sarebbe rinnovato ed evoluto Il mondo di Quark, Quark Economia, Quark Europa, SuperQuark.

“Il mio linguaggio sta dalla parte del pubblico, i contenuti dalla parte degli scienziati”, disse spiegando la sua scommessa vinta nonostante lo scetticismo dei vertici Rai. Diceva di essere felice soprattutto di aver inciso nella formazione dei ragazzi, di averli appassionati e incuriositi, sia con le visite nelle scuole che con i suoi programmi. Nei giorni scorsi il decano della Rai, aveva voluto lasciare al sito Internet del suo programma SuperQuark un ultimo messaggio di saluto ai telespettatori.

“Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi – aveva detto nel suo messaggio sui social – Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni. Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese“. Un ultimo tocco di classe e coscienza civile.

 


Articolo in aggiornamento 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.