Un autentico successo l’omaggio della Rai e nello specifico di Alberto Angela alla città e alla storia di Napoli. La puntata di “Stanotte a Napoli“, andata in onda la seria del 25 dicembre, ha conquistato la leadership del prime time con oltre 4 milioni di spettatori di media e uno share che supera il 23%.

E’ stato, in sintesi, il programma più visto in televisione la sera di Natale. Un racconto inedito quello quello del 59enne paleontologo, divulgatore scientifico, conduttore televisivo, giornalista e scrittore italiano. Un viaggio notturno nei luoghi inesplorati e famosi della città, in un percorso scandito da ricordi, suggestioni e naturalmente musica con la partecipazione di Giancarlo Giannini, Serena Autieri, Serena Rossi, Massimo Ranieri, Marisa Laurito e Salvatore Bagni che hanno perfezionato l’opera divulgativa di Alberto Angela.

Lo stesso conduttore, che nel 2018 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dall’ex sindaco Luigi de Magistris, ci tiene a ringraziare tutti “per averci seguito così numerosi nella puntata di ‘Stanotte a Napoli’ di ieri sera. Sono felice che le famiglie italiane la notte di Natale abbiano scelto la divulgazione e la grande cultura. E’ un bellissimo regalo per il nostro paese e per il nostro futuro”.

Un racconto che ha inorgoglito e non poco i napoletani. Si sono sprecati i paragoni con la serie Gomorra che mette in cattiva luce la città e con altri racconti nazionali e internazionali (l’ultimo è quello del giornale francese Le Figaro).

Ma la realtà è proprio questa: Napoli ha un storia, un patrimonio, una cultura inestimabile, che attrae ogni anno turisti da tutto il mondo, ma ha anche problemi cronici che si porta indietro da decenni e che, ad oggi, vuoi per irresponsabilità del Governo centrale e per inadeguatezza delle amministrazioni locali, sono ancora presenti e affliggono quotidianamente una delle città più belle del mondo.

Negare Gomorra, dove tra l’altro la mission degli autori e dello stesso Roberto Saviano è ben precisa (raccontare il male della città mettendo in un angolo lo Stato, in tutte le sue forme, colpevole di aver abbandonato nel degrado intere zone), o indignarsi per il lungo elenco di disservizi è diventato quasi lo sport preferito degli abitanti di questa città.

Basti pensare alle recenti celebrazioni in pompa magna della riapertura della Galleria Vittoria, chiusa per ben 15 mesi creando disagi enormi alla circolazione. Oppure al trasporto pubblico che continua a non offrire (sia sotto la gestione Eav che Anm) i servizi minimi con soppressioni, ritardi e treni in fumo che lasciano a piedi i pendolari sui binari. E poco importa che abbiamo le stazioni più belle del mondo se poi per raggiungere il luogo desiderato bisogna armarsi di una pazienza infinita.

Va bene esaltare il racconto di un grande divulgatore come Alberto Angela ma negare (o indignarsi per chi racconta) l’abbandono delle periferie, la dispersione scolastica dilagante (così come l’assenza dei controlli), la latitanza cronica dei servizi minimi che la terza città d’Italia dovrebbe offrire ai suoi cittadini e tanto altro (l’elenco è davvero lungo) è, parafrasando politici-giornalisti ma soprattutto influencer, è da cialtroni.

Andate, ad esempio, a leggere i commenti lasciati sotto al post pubblicato su Facebook dalla pagina “Anm Napoli“, ovvero l’azienda che si occupa del trasporto pubblico in città. “É con orgoglio che ringraziamo Alberto Angela per aver scelto ancora una volta di raccontare la nostra città anche dalla stazione Toledo della metropolitana dell’arte” scrive Anm venendo letteralmente travolta da decine di commenti che sottolineano, guarda caso, l’odissea quotidiana che continua ad offrire agli utenti.

“Parlare di orgoglio con la metropolitana chiusa il pomeriggio di Natale e Capodanno, tra un ‘limita alla tratta Piscinola-Dante e ‘un sospeso il servizio sull’intera tratta’ è oltremodo singolare” replica Adolfo Vallini, sindacalista Usb. Altri rimarcando come addirittura nella serie Gomorra la linea 1 della metro si è superata, passando ben due volte nel giro di pochi minuti.

Insomma prendersela con chi racconta anche il male di questa città non va bene. La camorra qui c’è e, stando alle cronache (sia recenti che degli anni passasti) è ben più cruenta ed efferata di quello che vediamo in televisione. Così come va bene raccontare il tesoro dal valore inestimabile di San Gennaro, le mille chiese preziose, tutte le grandi opere realizzate sotto il regno Borbonico (dalla Galleria sottoterra, utilizzata poi per i rifugi durante le Guerre o come deposito di auto e moto sequestrate negli anni Sessanta, alla Galleria Umberto), i quadri e le sculture uniche presenti al MANN e al Museo di Capodimonte, la storia del Teatro San Carlo (il più antico d’Europa).

Queste bellezze ci sono da sempre. Eppure sembra che molti napoletani le abbiano scoperte dopo il racconto di Alberto Angela, indignandosi per chi mette in luce anche le tante ombre della città.

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.