“Mentre tutte le città d’Europa si trasformano, Napoli resta ancorata ai suoi cliché, che costituiscono anche il suo fascino”. E quindi Bagnoli, il debito, Gomorra immancabile, il traffico nel reportage del quotidiano francese Le Figaro, a firma Valérie Segond, corrispondente in Italia, che sta facendo molto discutere in queste ore. Perché “la città resta il Terzo Mondo d’Europa”, si legge nell’articolo. Scritto e raccolto appena prima delle ultime elezioni, quelle del 3 e del 4 ottobre che hanno portato a Palazzo San Giacomo Gaetano Manfredi dopo dieci anni di amministrazione di Luigi de Magistris.

E tuttavia il primo cliché lo batte proprio la stessa giornalista: Segond esordisce infatti osservando che “se non fosse tifoso dichiarato della Juventus Gaetano Manfredi avrebbe buone possibilità di essere eletto al primo turno sindaco di Napoli … è l’opposto del sindaco uscente … Le élite napoletano lo aspettano come il Messia”. E invece Manfredi, oltre la suggestione calcistica e stereotipata, ha vinto proprio al primo turno. Circa il 63% delle preferenze. Altro che Juventus e Napoli.

Il reportage è stato pubblicato sabato 2 ottobre, quindi proprio alla vigilia del voto, sull’edizione cartacea del quotidiano. Compaiono attività e imprese e protagonisti e giornalisti e voci della città “fatiscente e soffocata dai suoi debiti, in attesa del suo salvatore”. Che sarebbe Manfredi: il candidato che aveva legato la sua candidatura al “Patto per Napoli” per salvare la città da un debito mostruoso di 2,5 miliardi di euro di debiti. Lo stesso Manfredi conferma che la città “ha il più alto debito pro capite d’Italia”. “Certo – continua la giornalista – Napoli non crolla più sotto la spazzatura come nel 2008” ma ci sono ancora i problemi con la Galleria Vittoria, Bagnoli, la metro pianificata negli anni ’90 e ancora incompiuta e malfunzionante, l’organico comunale drammaticamente insufficiente, la povertà e la disoccupazione esplosive (42%) nelle periferie, oltre 180mila famiglie raggiunte (in realtà sarebbero 166mila) dal reddito di cittadinanza nella provincia di Napoli e quindi più di quelle di Lombardia e Veneto messe insieme.

Si salvano invece: la crescita del turismo (6 milioni di persone nel 2019, ultimo anno pre-covid), la Apple Academy a San Giovanni a Teduccio (per il direttore scientifico Giorgio Ventre “una piccola Silicon Valley, la terza regione per il numero di start up create”), la società Tecno che alla Riviera di Chiaia monitora l’impatto ambientale dei grandi siti e alcune iniziative di rigenerazione a Scampia descritta inevitabilmente come il quartiere di Gomorra. Al “messia” Manfredi la sfida di far ripartire questa città: il patto per Napoli non è intanto entrato nella manovra, se ne parlerà in Senato a dicembre, a colpi di emendamenti a quanto pare.

“Noi abbiamo scelto di raccontare Napoli proprio perché immaginavamo che la vittoria sarebbe stata immediata e schiacciante – ha osservato a Il Corriere del Mezzogiorno la giornalista – perché Napoli è una città di riferimento per tanti francesi che ci vivono e la scelgono per i propri viaggi. É una vera città del Sud, ricca di problemi, di contraddizioni, affogata dai debiti e dal problema della camorra e più suscettibile ad eventuali cambiamenti. La cronaca di quei giorni è un punto di partenza per decifrare il presente e mettere a fuoco le priorità, le emergenze, i punti critici ma anche per sottolineare la grandezza di una città, che fa innanzi tutto riferimento allo sviluppo tecnologico. Voi avete una piccola Silicon Valley, autentiche eccellenze”.

Certo i napoletani non apprenderanno oggi, e da questo articolo, dal quotidiano francese, le condizioni della città in cui vivono. Il Rapporto sulla Qualità della Vita in Italia 2021 e di Italia Oggi e Università La Sapienza di Roma ha piazzato tra l’altro, soltanto ieri, la provincia di Napoli penultima tra tutte le italiane. Risultato come sempre impietoso, che lascia poco spazio ad auto-indulgenze. Al di là dello Sputtanapoli insomma: non si dovrebbe però offendere nessuno se come Napoli anche alcune metropoli francesi, o le banlieue di Parigi e Marsiglia, dovessero essere definite “terzo mondo d’Europa”.