L’indipendentismo è ancora la corrente maggioritaria in Catalogna: lo hanno dimostrato le elezioni appena concluse nella regione, che hanno premiato i tre partiti del blocco che predica l’autonomia: Erc, Junts per Catalunya e Cup. Alleandosi, avrebbero la maggioranza assoluta del parlamento catalano, con 74 seggi su 135. Di questi, 33 sono destinati a Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) ancora presieduta da Oriol Junqueras, in carcere per il referendum illegale e la dichiarazione d’indipendenza del 2017.

Gli altri separatisti di Junts dell’esule in Belgio Carles Puigdemont sono la terza formazione più votata, e hanno ottenenuto 32 seggi. E ancora, gli indipendentisti minoritari di Cup ottengono 9 seggi. Gli altri partiti, molto eterogenei e diversi tra loro politicamente (socialisti, Ciudadanos, Ecp, Vox e Partito popolare) si fermerebbero, coalizzati, a 61. Anche l’estrema destra di Vox è entrata nel Parlamento catalano con 11 seggi.

Le elezioni hanno registrato un crollo dell’affluenza rispetto al 2017, dovuta alla pandemia che in Catalogna ha finora fatto registrare oltre 540 mila contagi e quasi 9.900 morti, ma hanno sancito l’ennesimo schiaffo alla tesi unionista di Madrid. Se si contano anche i partiti che non hanno ottenuto seggi, per la prima volta gli indipendentisti hanno superato il 50% del consenso.

Il Partito socialista catalano (Psc), affiliato al Psoe del premier spagnolo Pedro Sanchez, è risultato il partito più votato e ha fatto registrare un netto passo rispetto a quattro anni fa, quasi raddoppiando i seggi (33 rispetto ai 17 che aveva), ma non sarà in grado di trovare una coalizione abbastanza larga da contrastare i separatisti. Un tentativo sarebbe stato possibile con Catalunya Ecp ed Erc, entrambi partiti di sinistra, ma questi ultimi hanno preso le distanze da questa eventualità già in campagna elettorale, annunciando che avrebbero supportato il blocco indipendentista. I nuovi equilibri nella Generalitat avranno riflessi anche nel modo in cui verrà trattato il tema della scissione della Catalogna: Erc è noto per le sue tesi “moderate”, e potrebbe far valere il suo peso in termini di seggi per guidare il blocco verso un referendum concordato con il governo centrale, facendo pressione sul premier Sanchez.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.