La schiacciante vittoria alle elezioni in Gran Bretagna dei Conservatori di Boris Johnson avvicina sempre di più la Brexit. Il premier uscente subito dopo la netta affermazione, 363 i seggi ottenuti contro i poco più di 200 del Labour di Corbyn, ha annunciato che la Brexit “sarà realizzata nei tempi, il 31 gennaio”.

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La data è l’ultima scadenza fissata dai leader europei per l’uscita del Paese dall’Unione Europea dopo numerosi rinvii. Il piano di Johnson, che grazie alla vittoria di ieri ha i numeri in Parlamento per far passare il suo accordo, non vedrà nel 31 gennaio prossimo la vera fine della Brexit: di fatto a partire da quella data inizierà un periodo di transizione che durerà almeno fino alla fine del 2020.

In questo periodo di transizione il Regno Unito resterà ancora di fatto nell’Unione Europa, anche per quanto riguarda leggi e accordi internazionali. Una esigenza per dare il tempo ai negoziatori di stipulare gli accordi su una lunga serie di temi sensibili: dalla sicurezza alla giustizia, dalle materie più tecniche alla cooperazione con i paesi dell’Ue.

L’ACCORDO COMMERCIALE – Il nodo fondamentale sarà ovviamente l’accordo commerciale con i paesi dell’Unione Europea. Gli stati membri, col consenso del Parlamento europeo, affideranno ad un gruppo negoziale la trattiva, con tempistiche che difficilmente vedranno partire gli incontri prima di marzo. Arrivati a quel punto, come spiega la Bbc, ci saranno solo tre mesi, fino al 30 giugno 2020, per conclude il trattato. Una eventualità che appare particolarmente complicata: si tratta infatti di accordi da migliaia di pagine che richiedo anni per essere ultimati. L’ultimo caso di questo tipo è l’accordo commerciale tra Unione Europa e Canada firmato recentemente dopo anni di trattative. Se in tre mesi si dovesse arriva a concludere la trattiva, l’accordo dovrà quindi essere ratificato dai vari stati membri dell’Unione Europea.

LO SCENARIO DI ‘NO DEAL’ – Nel caso in cui entro la fine di giugno non dovesse essere raggiunto un accordo tra i negoziatori delle due parti, il Regno Unito avrà la possibilità di chiedere un’estensione del periodo di transizione. Boris Johnson aveva però già spiegato di non voler prendere in considerazione tale possibilità, che porterebbe il Regno Unito a lasciare l’Unione Europea dal primo gennaio 2021. Senza un accordo commerciale si andrebbe di fatto nello scenario del cosiddetto “no deal”, particolarmente temuto per le ripercussioni economiche d’oltremanica.