La verità è che Fontana e Sala hanno fatto la corsa per la riapertura e alla fine il governo si è adeguato. Invece una maggiore gradualità terrebbe insieme meglio il Paese”. Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, interviene in un’intervista al Corriere della Sera sulle polemiche sulle riaperture tra Regioni previste a partire dal 3 giugno. Rossi aveva espresso una certa contrarietà nei giorni scorsi sulla questione della mobilità. Nell’intervista con il quotidiano di via Solferino modera i toni: “Tocca al governo decidere. Non si possono fare fughe in avanti o fare i pierini, gli sceriffi o, peggio ancora, proporre passaporti sanitari che non esistono e patenti di immunità che sono delle sciocchezze” e “tutto questo non funziona e comunque non si può creare un clima di contrapposizione tra regioni. Sarebbe sbagliato”. Ma tuttavia, continua, sarebbe stata opportuna “un po’ di prudenza e la pazienza di aspettare una settimana in più“.

È stato quindi decisivo, secondo il governatore toscano, il pressing della Lombardia, e in particolare del governatore Attilio Fontana e del sindaco di Milano Giuseppe Sala, per l’apertura indiscriminata, e non differenziata, in tutto il Paese. Una decisione che ha sconcertato e contrariato diversi presidenti di Regione, specie al sud, come il campano Vincenzo De Luca, il sardo Christian Solinas, il siciliano Nello Musumeci. “Tutti sanno che ci sono due atteggiamenti che portano un facile consenso – ha argomentato Rossi – uno, quello improntato a una rigidità assoluta, l’altro di chi spinge per riaprire e che intercetta un bisogno vero”. Ma così facendo “si rischia di alimentare una democrazia emozionale: un pendolo che sbanda una volta da una parte, una volta dall’altra. E quindi così si genera più confusione che altro”.

Il peso della Lombardia nelle scelte c’è, è inutile negarlo. Certo qualche riflessione, anche autocritica, non avrebbe guastato da parte di quella regione“, ha chiosato Rossi. I numeri del contagio in Toscana, al 30 maggio, riporta 1.166 attualmente positivi, 10.100 totali, 106 ricoverati dei quali 27 in terapia intensiva, 1.037 i decessi.