Tracciamento degli arrivi. Raccolta dei dati alla partenza e all’arrivo. Test sierologici, ma solo volontario. In corso i colloqui tra il governo, e in particolare il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia con i Presidenti delle Regioni del Sud in vista delle riaperture previste da mercoledì 3 giugno. Molti governatori del Mezzogiorno si erano espressi contrariamente alla decisione dell’esecutivo di voler aprire indiscriminatamente alla mobilità. “Il rischio c’è e sarebbe sbagliato non riconoscerlo”, ha commentato ieri il ministro alla Salute Roberto Speranza, ma per azzerare completamente il pericolo, ha continuato Speranza, il Paese avrebbe dovuto affrontare un lockdown assoluto per mesi.

Tra i Presidenti meno favorevoli alle aperture, o quantomeno propensi a tracciare o testare gli ingressi, quelli della Campania Vincenzo De Luca, della Sardegna Christian Solinas e della Sicilia Nello Musumeci. Freddo il toscano Enrico Rossi, che in un’intervista al Corriere della Sera che da una parte afferma che “tocca al governo decidere. Non si possono fare fughe in avanti o fare i pierini, gli sceriffi o, peggio ancora, proporre passaporti sanitari che non esistono e patenti di immunità che sono delle sciocchezze” ma dall’altra dice che sarebbe stato probabilmente meglio “un po’ di prudenza e la pazienza di aspettare una settimana in più”.

Continuano intanto i colloqui per definire misure di prevenzione o tracciamento. Nessun provvedimento o dpcm sarà necessario vista la libertà di spostamento prevista già nel decreto legge entrato in vigore il 18 maggio scorso. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte potrebbe rivolgere un appello alla responsabilità individuale dei cittadini. I quali dovranno innanzitutto osservare le norme finora indicate: mascherina dove necessario, distanziamento sociale. Il Corriere della Sera, in un articolo di Fiorenza Sarzanini, riporta le ipotesi al vaglio, ancora non ufficializzate, per regolamentare gli spostamenti. I governatori potranno emanare ordinanze restrittive e istituire “zone rosse” e Boccia avrebbe acconsentito ai controlli “perché se vengono fatti in maniera adeguata possono aiutare l’intero Paese nel contenimento del virus”.

Un primo controllo sarà effettuato al momento dell’imbarco in aereo o in nave: con la misurazione della temperatura e il tracciamento delle generalità. Altro controllo all’arrivo dove si dovrà probabilmente compilare un altro modulo “con tutte le informazioni relative a quanto accaduto prima del viaggio. Saranno i governatori a dover decidere che tipo di informazioni richiedere, ma è possibile che il questionario venga esteso ai familiari per sapere se si è stati a contatto con persone positive e quando”, scrive il Corriere. I moduli potranno essere conservati per 14 giorni. Tutte queste modalità potrebbero essere delegate agli albergatori o a chi gestisce appartamenti o case in affitto dove l’ingresso nelle Regioni è possibile in treno e in macchina.

Ancora aperta la questione sui test sierologici: alcune Regioni del Sud ne avevano chiesto l’adozione per istituire una sorta di passaporto di immunità. Una patente che “non esiste” ed è “contro la Costituzione” secondo quanto detto dal ministro Boccia. Stando alle indiscrezioni potrebbe essere permessa la possibilità di condurre il test ai turisti, in via volontaria. Cancellato l’obbligo della quarantena, anche per chi arriva dall’estero.

Christian Solinas, governatore della Sardegna, ha anticipato nel corso della trasmissione Agorà su Rai3 che nel caso in cui non dovesse raggiungere un governo sulla sua idea di passaporto sanitario, introdurrà un piano di monitoraggio alternativo. “Tratteremo fino all’ultimo per un accordo- ha spiegato il Presidente – ma se non riusciremo a trovarlo, allora appronteremo un sistema più articolato che prevede la registrazione dei passeggeri all’ingresso su una piattaforma e la compilazione di un questionario che serve a noi per avere contezza su dove concentrare i maggiori controlli”.