Ancora in corso colloqui tra il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia e le regioni. Nonostante il via libera agli spostamenti in tutta Italia scaturito dalla riunione di ieri sera a Palazzo Chigi, la polemica sulla riapertura continua a tenere banco e a dividere in due fazioni i governatori a guida delle Regioni italiane. Da una parte quelli a favore del cosiddetto “liberi tutti”; dall’altra quelli che chiedono quantomeno un certificato di immunità, che il ministro Boccia ha già bocciato perché “inesistente” e “contro la Costituzione”. Ieri era stata sollevata anche un’ipotesi di rinvio delle aperture al 10 giugno, che al momento sembrerebbe accantonata.

Il Presidente della Regione Sardegna Solinas, che nei giorni scorsi aveva paventato la possibilità di sottoporre le persone in ingresso a test sierologici, scatenando una polemica con il sindaco di Milano Beppe Sala, continua a sostenere l’adozione di un certificato di non positività. Il governatore campano Vincenzo De Luca sostiene invece come sia “del tutto ragionevole che un territorio con un altissimo numero di contagiati debba avere delle limitazioni alla mobilità“. Enrico Rossi, governatore della Toscana, aveva paventato una riapertura differenziata tra Regioni con dati molto differenti.

A preoccupare sono soprattutto i numeri della Lombardia, che resta di gran lunga la Regione più colpita dal virus. Ieri, il bollettino della Protezione Civile, ha fatto registrare 354 nuovi contagiati su un totale di 516 in tutta Italia. Seconda, con 56 positivi, il Piemonte. Quasi il 90% dei nuovi contagi sono stati riscontrati tra Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Sia il presidente Attilio Fontana che l’assessore al Welfare della Lombardia si sono comunque detti pronti ad aprire la Regione da mercoledì 3 giugno.

Posizione intermedia quella della Presidente della Calabria Jole Santelli: “Non sono preoccupata dell’arrivo dei turisti lombardi. Anzi, chiedo loro di venire da noi: fare una vacanza qui significa poi tornarci sempre“. Santelli ha allargato l’invito anche al sindaco di Milano Giuseppe Sala, pur facendo una richiesta all’esecutivo: “Chiudere in zona rossa eventuali nuovi focolai e fare controlli in partenza”.

A favore della riapertura totale il governatore della Liguria Giovanni Toti – “Riapriamo i confini di tutta Italia, anche Liguria, Lombardia e Piemonte, triangolo strategico per tutto il Paese” – e quello dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini – “Ripartire tutti, vorrebbe dire che tutte le regioni, inclusa la Lombardia, hanno un rischio basso di contagio”. Contrario a una riapertura “a macchia di leopardo” anche il governatore veneto Luca Zaia: “Rimuoviamo i blocchi tutti insieme, anche a livello internazionale. Non è giusto che l’Italia venga considerata il lebbrosario d’Europa“. Stessa posizione per il presidente piemontese Alberto Cirio che ieri aveva dichiarato: “La pagella settimanale, arrivata ieri sera dall’Istituto Superiore di Sanità, ci ha permesso di constatare con grande soddisfazione che i parametri dell’infezione sono tutti all’interno delle soglie, non abbiamo criticità, valori che accendano allarmi. Confidiamo quindi che il 3 giugno i confini della regione possano aprirsi”.