Duro scontro tra Regione Lombardia e la Fondazione Gimbe. A scatenarlo le parole del presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, a Radio24. “C’è il ragionevole sospetto che le Regioni aggiustino i numeri sui contagi ed in Lombardia sono troppe le stranezze nel comunicare i dati“. È la dura accusa mossa dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabelotta, rispetto ai dati delle Regioni più colpite dalla pandemia da covid-19. A 24 Mattino Le interviste di Radio 24 Cartabellotta ha fatto riferimento in particolare alla Lombardia come a una delle Regione che “aggiustano i numeri per paura di essere fermate”. E alla domanda specifica ha risposto: “La risposta è affermativa, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze negli ultimi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti alla Protezione Civile e andavano ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti, alternanza e ritardi nella comunicazione e trasmissione dei dati che sarebbe stata giustificata nella prima fase e molto meno ora. Come se ci fosse la necessità – ha continuato Cartabellotta – di mantenere sotto un certo livello il numero dei casi diagnosticati“.

Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, che si occupa di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario, Regioni come Lombardia, Piemonte e Liguria, non sono pronte alla riapertura con le altre Regioni in programma per il 3 giugno. La polemica va avanti da giorni e ha coinvolto diversi amministratori locali come il sindaco di Milano Beppe Sala, quello di Napoli Luigi de Magistris, il Presidente della Sardegna Christian Solinas e della Sicilia Nello Musumeci. Lo scontro verte dunque su un inedito faccia a faccia tra Regioni del Nord e del Sud, queste ultime meno colpite dalla pandemia da coronavirus. Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha escluso intanto che verrà introdotto una patente d’immunità per ripristinare gli spostamenti. “Le analisi post lockdown della fondazione Gimbe dimostrano che in queste tre Regioni si registra la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi“, ha dichiarato l’Istituto in una nota diffusa dopo l’intervento del presidente a Radio 24.

“Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero”, ha definito la Regione Lombardia, in una nota, le parole del presidente di Cartabellotta che a Radio 24 aveva sostenuto che “si combinano anche magheggi sui numeri”. “In Lombardia i dati sono pubblicati in modo trasparente – si legge nella comunicazione – Nessuno, a partire dall’Iss, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro. È inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo siano rettificate da chi le ha pronunciate“.

La Fondazione Gimbe, per arrivare alle sue conclusioni, ha valutato tre elementi nel periodo 4-27 maggio: percentuale di tamponi diagnostici positivi, tamponi diagnostici per 100mila abitanti, incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti. Lombardia, Piemonte, Liguria, Puglia ed Emilia-Romagna risultano superiori alla media nazionale per quanto riguarda la percentuale di tamponi diagnostici positivi, ma anche per l’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: rispetto alla media nazionale, la Lombardia ne ha 96, la Liguria 76 e il Piemonte 63. “Il governo – la spiegazione di Cartabellotta – a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l’opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore”.

Redazione