Altre 203 persone evacuate dall’Afghanistan sono arrivate questa mattina all’aeroporto di Fiumicino, grazie al ponte aereo messo in piedi dalla Difesa. Trasportati da Kabul a Kuwait City con un C130J dell’Aeronautica Militare, i profughi hanno quindi proseguito il viaggio per Roma con un Boeing KC767. Così come già accaduto per i precedenti arrivi, tutti gli evacuati saranno sottoposti in aeroporto a profilassi sanitaria anti Covid prima di essere poi trasferiti con pullman dell’Esercito in strutture dedicate alla loro accoglienza.

Così il terminal 5 dell’aeroporto di Fiumicino si sta trasformando nella Ellis Island italiana, pronto ora ad accogliere cinquemila afghani. Il ponte aereo da Kabul organizzato dal ministero della Difesa proseguirà per tutto agosto e alla fine saranno evacuate più delle 2.500 persone segnalate dalla Farnesina tra collaboratori e famigliari di chi ha lavorato con il contingente italiano a Herat. Il numero esatto per ora non è definito. Intanto nel terminal i profughi sono sottoposti a visita medica, tampone anti-Covid, fotosegnalamento per il rilascio del visto (in soli 15 minuti). Nel terminal sono state attrezzate nove docce, tre per gli uomini e sei per le donne, una ventina di brandine pieghevoli e la Polizia ha raddoppiato le postazioni per il rilascio dei documenti, e i banchi per il fotosegnalamento.

Non tutti i Paesi dell’Ue hanno aperto ponti aerei, anzi minacciano di chiudere i confini. Come Viktor Orban secondo il quale occorre evitare che i profughi lascino la regione ed evidenzia l’importanza di sostenere Turchia che avrà un ruolo “fondamentale” così come i Paesi dei Balcani per evitare l’ingresso dei migranti nell’Unione europea.

Dello stesso avviso il cancelliere austriaco Sebastian Kurtz che su Twitter scrive: “Gli eventi in Afghanistan sono drammatici, ma non dobbiamo ripetere gli errori del 2015. La gente che esce dal Paese deve essere aiutata dagli Stati vicini. L’Ue deve proteggere le frontiere esterne e combattere la migrazione illegale ed i trafficanti di esseri umani”. “L’Austria – aggiunge – ha accolto 44mila afghani. Abbiamo una delle più grandi comunità afghane pro-capite al mondo, dopo Iran, Pakistan e Svezia. Ci sono ancora grossi problemi con l’integrazione e siamo quindi contrari all’aggiunta di altri profughi”.

Anche il premier conservatore sloveno Janez Jansa che ora detiene la presidenza semestrale dell’unione europea si è espresso in modo decisamente contrario all’accoglienza: “Se le donne possono organizzarsi e combattere contro i talebani in alcune parti dell’Afghanistan, così dovrebbero fare gli uomini. Non è compito dell’Ue o della Slovenia aiutare e pagare chiunque al mondo che sta scappando, invece di combattere per la propria patria”.

Ma non solo accoglienze fredde, e burocratiche. Alcuni agenti della Polizia di Stato si sono impegnati in un’operazione molto speciale, accogliere i bambini afghani arrivati in aeroporto. In attesa di definire le procedure di frontiera relative all’ingresso sul territorio nazionale, i poliziotti hanno accolto i piccoli distribuendo cappellini, album e matite colorate. Anche un poliziotto prestigiatore ha fatto compagnia ai bambini durante i momenti di attesa nell’aeroporto facendo ritrovare loro un sorriso. L’oggetto più ricercato: il berretto della polizia. I cittadini afghani trasportati solo nell’ultima settimana dall’operazione Aquila sono 1.701, di cui 454 sono donne e 546 bambini. Nello scalo di Kabul, controllato dagli americani, ci sono altri 800 afghani pronti per essere imbarcati sui C130J dell’Aeronautica militare italiana.

Riccardo Annibali