“Se il governo rimette lo scudo penale convochi l’azienda e apra un confronto serrato a tutto campo per salvaguardare azienda e occupazione”. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è intervenuto così a margine della terza e ultima giornata di convention del Pd, commentando il caso ex Ilva. “Qui si gioca una partita di alto profilo – ha spiegato Boccia – per questo la politica deve avere il senso del limite e delle responsabilità, senza cercare operazioni muscolari che non fanno bene a nessuno in questo momento”.

IL FRONTE GIUDIZIARIO – Sulla vicenda dell’addio di Arcelor Mittal all’impianto di Taranto si sta giocando un doppio fronte, quello politico e quello giudiziario. Su quest’ultimo negli ultimi giorni si sono aperte due inchieste, una della procura di Milano e l’altra a Taranto. I magistrati pugliesi in particolare hanno aperto un’indagine contro ignoti per distruzione di mezzi di produzione, dopo l’esposto denuncia presentato dai commissari dell’ex Ilva per “fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con ArcelorMittal, lesivi dell’economia nazionale”. Il fascicolo d’indagine avviato dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, a carico di ignoti ipotizza la violazione dell’art.499 del Codice penale: ‘Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione’. Si tratta dello stesso reato avanzato dai commissari Ilva nell’esposto presentato oggi in Procura a Taranto dopo il disimpegno di ArcelorMittal.

L’APPELLO DI CONFINDUSTRIA – Sempre Boccia dalla convention Pd di Bologna ha spiegato che “il problema non è se si spegne un altoforno ma creare le condizioni affinché l’investitore non vada via e non usi lo scudo penale per andare via. Su questo bisogna immediatamente aprire il confronto eliminando la criticità, i tempi sono stretti, prima che diventi un’emergenza”.

Parlando invece dello scudo penale per Arcelor Mittal, il presidente di Confindustria ha ribadito la sua posizione: “Bisogna immediatamente lo scudo penale perché senza quello non c’è commissario né privato che venga a firmare alcunché. Lo scudo è necessario ma non sufficiente, è una pre-condizione – continua Boccia – Se sarà un alibi o meno si vedrà in fase due, ma almeno fa rientrare l’azienda al tavolo di confronto con il governo e fa capire i veri fini, con l’auspicio che i fini siano quelli di continuare le operazioni di un investitore nazionale in Italia che deve bonificare un impianto e rendere l’acciaieria una delle più sostenibili d’Europa”.

LA RISPOSTA DI DI MAIO – Intervenendo sulla questione ex Ilva da un incontro con gli attivisti grillini di Acerra (Napoli), il leader politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio ha spiegato che “tutte le  scelte che verranno fatte su Ilva derivano dal fatto che Mittal si risieda al tavolo. Qui stiamo parlando di una multinazionale che se ne va. Noi speriamo ci possa essere un incontro a Palazzo Chigi”. Quanto all’ ipotesi di un ingresso di Cdp nell’azienda con l’intervento dello Stato Di Maio ha glissato: “Vedremo”.

LE MINACCE DEGLI AUTOTRASPORTATORI – Un nuovo fronte si è poi aperto con gli autotrasportatori tarantini dell’inditto, che non escludono di bloccare le portinerie d’ingresso ed uscita merci dello stabilimento siderurgico se ArcelorMittal non salderà a breve le fatture dei trasporti effettuati da agosto a oggi. Le imprese dell’indotto hanno già proclamato lo stato di agitazione della categoria, mettendo in mora l’azienda.