Si apre un nuovo fronte giudiziario nei confronti di Arcelor Mittal, la multinazionale franco-indiana che ha deciso di lasciare l’ex Ilva di Taranto. I commissari straordinari dello stabilimento hanno infatti consegnato oggi nelle mani del procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo, e del procuratore aggiunto Maurizio Carbone, un esposto denuncia contenente fatti e comportamenti, inerenti al rapporto contrattuale con Arcelor Mittal, lesivi dell’economia nazionale. La richiesta dei commissari è quella di “verificare la sussistenza di ipotesi di rilevanza penale”.

L’INCHIESTA DI MILANO – Nella giornata di venerdì era stata la procura di Milano ad annunciare l’apertura di un’inchiesta sulla ex Ilva, un fascicolo a modello 45, senza indagati né ipotesi di reato, affidato al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. “La Procura di Milano – si leggeva nella nota del procuratore Francesco Greco – ravvisando un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alla necessità economico-produttive del paese, agli obblighi del risanamento ambientale, ha deciso di esercitare il diritto dovere di intervento” previsto dalla legge “nella causa di rescissione del contratto d’affitto d’azienda promossa da ArcelorMittal Italia contro l’amministrazione straordinaria dell’Ilva”.

LE ACCUSE DI DI MAIO – Sull’eventualità che l’intervento della magistratura possa trattenere Arcelor Mittal a Taranto è intervenuto il ministro e leader politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio: “Questo lo vedremo. Una cosa è certa, trasciniamo la multinazionale in tribunale e chiederemo di rispettare i patti con lo Stato. Quella multinazionale ha firmato un contratto con lo Stato e quindi con il popolo, e se pensa di potersene andare credendo di avere di fronte uno Stato che gli dice ‘vai pure, non succede nulla’, ha sbagliato Stato e Governo”.

IL RETROSCENA SULLA TRATTATIVA – Intervista da SkyTg24 il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo ha invece rivelato un retroscena della trattativa con il gruppo leader nella produzione dell’acciaio: “L’azienda ha proposto di andare in deroga sulle norme sulla sicurezza sul lavoro, probabilmente non volevano responsabilità riguardo ad eventuali infortuni. Ovviamente ho ribadito il mio secco no e a quel punto sono tornati indietro”.