“Facciamo come l’Argentina!!! In otto anni sono riusciti a spazzare via la crisi”. Parola di Beppe Grillo, l’ex comico e fondatore del Movimento 5 Stelle, firmate sul suo blog nel lontano 23 ottobre del 2011. Una frase che riecheggia oggi, con il Paese sudamericano che per la nona volta nella sua storia, per la seconda volta in soli 20 anni, è in default, tecnicamente in fallimento perché non in grado di pagare i suoi debiti entro la scadenza prevista.

Nel “trattato economico” di Grillo, pubblicato nel giorno in cui si tenevano le elezioni argentine, il fondatore dei 5 Stelle parla di un Paese che “sta riemergendo da una crisi senza fondo, perché hanno messo in campo le loro energie, si sono rimboccati le maniche”. Grillo fa quindi un ardito paragone con la situazione italiana: “Noi abbiamo Francia e Germania che pur di non farci fallire (e di non perdere i loro crediti) allungheranno la nostra agonia all’infinito. Vivremo in una situazione di simil-default per anni, le tasse ci prosciugheranno le tasche, i conti correnti saranno tassati più volte, la disoccupazione schizzerà ancora di più”, invocando di fatto un default risolutivo della crisi del debito.

Una profezia al contrario quella del comico genovese, con l’Argentina che a 9 anni da quelle parole ha dichiarato nuovamente fallimento.Il presidente Alberto Fernández, peronista moderato, non ha raggiunto l’accordo con  rappresentanti dei fondi di investimento a cui deve versare 500 milioni di dollari, circa 460 milioni di euro, col termine scaduto lo scorso 22 aprile e prorogato per altri 30 giorni. Per ora le trattative continueranno fino al 2 giugno, con i creditori che non hanno intenzione di portare il Paese in tribunale.

Sullo sfondo c’è una situazione economica critica, anche se non come ai tempi del default del 2001: l’Argentina è in recessione con un calo del Più del 3 per cento nel 2019 e del 5,7 per cento nel primo trimestre del 2020, mentre l’inflazione galoppa sopra il 50%. Problemi peggiorati con l’emergere dell’epidemia di Coronavirus, che ha ha provocato oltre 10mila contagi e più di 400 morti.