A nome degli oltre 700 pediatri di famiglia che rappresenta, Antonio D’Avino – vice presidente nazionale della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) – chiede al governatore De Luca di preparare un’ordinanza dedicata ai bambini. “Servono anche per loro mascherine e guanti. Ma dopo tanta quarantena hanno bisogno di distrarsi all’aperto. Possono farlo, rispettando il distanziamento sociale, frequentando – con una deroga ad hoc – parchi e giardini pubblici chiusi per tutti. Penso alla villa comunale, alla Floridiana, al Museo di Capodimonte. Ma sarebbe ancora più utile consentire l’ingresso allo zoo esclusivamente ai bambini accompagnati da un genitore, dal nonno, da uno zio.

Avrebbero la possibilità di trascorrere qualche ora nel verde passeggiando fra viali alberati ammirando gli animali. Sarebbe una boccata d’ossigeno per i piccini e per lo zoo che recupererebbe risorse utili per dar da mangiare agli animali. Il governatore ed i sindaci dovrebbero consentire ai bambini di uscire (anche per poche ore), dalla quarantena potrebbero andare in un parco ad accesso controllato come, per intenderci, può essere la Reggia di Caserta dove – rispettando le distanze – sarebbe difficile contagiarsi”, spiega il pediatra.

Svaghi, uscite, aria aperta per i piccini bloccati in casa da troppo tempo. La quarantena sta provocando ansia nei più piccoli e segni di depressione nei grandicelli. “Dipendono dalla mancanza di socialità, dall’assenza di scambi che i bambini non hanno con i loro coetanei – avverte lo specialista – purtroppo il Coronavirus sta annullando anni di lavoro portato dei pediatri”. La guerra alla televisione a oltranza e ai videogiochi a tempo pieno segna oggi più di un punto a favore dell’elettronica. “Abbiamo combattuto raccomandato ai genitori di non far seguire ai figli la televisione e i videogiochi per più di un’ora al giorno. L’utilizzo di questi strumenti durante la quarantena che ritengo indispensabile – spiega Antonio D’Avino – è aumentato in maniera esponenziale disincentivando il rapporto umano.

I videogiochi sono studiati da specialisti che sanno come catturare l’attenzione dei bambini: gli sviluppatori di quei programmi scelgono spesso giochi violenti che legano il piccino al gioco. Piace, li appassiona, li diverte, li carica. Ma quest’abitudine comporta delle conseguenze: difficoltà ad addormentarsi, problemi nel relazionarsi con i coetanei, affaticamento della vista”. La Fimp, attraverso il suo vicepresidente nazionale, spiega ai genitori come aiutare i figli in questo momento particolarmente delicato. “I genitori sono in casa con i figli e possono aiutare i più piccoli a trascorrere un po’ di tempo disegnando, colorando e leggendo. Ma anche impegnandoli con le costruzioni, la Lego – ricorda Antonio D’Avino – ne realizza molte e per ragazzi di ogni età. Sono preferibili i lavoretti individuali come il giardinaggio, il bricolage, il decoupage e tanti impegni manuali da fare con i genitori”.

Quarantena fa rima anche con disordini alimentari e di orari, doppio danno per i bambini che rischiano di mettere qualche chilo in più. “Il nostro consiglio è di un’alimentazione sana con colazioni a base di latte, fette biscottate con marmellata e qualche frutto. Meglio ancora se invece di una delle tante merendine o delle patatine fritte da supermarket – chiarisce il pediatra – un bambino mangia uno yogurt o un dolce fatto dalla mamma o dalla nonna. Anche le bevande gasate e la Coca Cola dovrebbero sparire dalla tavola”.

Sono 728 i pediatri di famiglia in Campania, ognuno di loro assiste circa 900 bambini tra zero e quattordici anni per un totale di circa 6mila e 500 assistiti. “Con la quarantena molto spesso non viene rispettato il ciclo naturale veglia-sonno perché i videogiochi eccitano i bambini. Per aiutarli ad addormentarsi è utile la lettura di una fiaba con dei bei libri colorati accompagnata da una bevanda di melissa, passiflora o camomilla. Ricordiamoci che il Coronavirus, finita la pandemia, potrebbe tornare. Per questo raccomandiamo alle mamme di rispettare il programma vaccinale che da settembre – ricorda D’Avino – coinvolge i piccini da sei mesi a sei anni: la vaccinazione ci permette di riconoscere il Coronavirus indistinguibile da una semplice influenza”.