Se c’è una cosa che non è mancata agli italiani in queste lunghe settimane di restrizioni sono gli annunci del Premier, annunci su tutto, annunci di decreti senza il decreto, annunci di liquidità senza sentire il rumore dei soldi e annunci di strategie e soluzioni senza ancora averne vista una.

No, una c’è stata, l’unica, state a casa, una strategia cominciata l’11 di marzo, senza interruzioni, né cambiamenti, né prospettive.

Aspettare è il verbo di questa esperienza di isolamento e quarantena e l’annuncio lo strumento dell’attesa, ma su un tema non ci sono stati annunci: i bambini e i loro diritti. Nessuna conferenza stampa, nessuna roboante promessa o impegno che coinvolgesse i bambini, sembra aver mai occupato la mente del Premier e dei suoi annunci. Ma anche qui l’eccezione c’è stata: le scuole non riapriranno il 4 maggio insieme al resto del paese e poi il silenzio.

Vuol dire che la scuola, in questa battaglia contro il corona virus, ha diligentemente “preso le distanze”, senza eccessivi sfrorzi, senza tentare di più, senza pensare davvero a restaurarsi e ristrutturasi, almeno sino ad ora. Intanto si sta sottraendo al paese, ai cittadini, ma prima di tutto agli scolari, agli studenti un servizio importantissiomo, fondamentale.

Il futuro.

Avremmo voluto riflettere su tutto questo con l’Istituzione competente, abbiamo chiesto un’intervista al Ministro Lucia Azzolina, ci ha ringraziati, ma ha precisato che parlerà con la nostra testata, con “Il Riformista”, più avanti.

Che tempo è più avanti? Un giorno, una settimana, un mese?

Torniamo all’attesa: ci viene solo chiesto e ripetuto di restare in casa, di essere ubbidienti e aspettare, nonostante il bisogno urgente di risposte.

E se la scuola non risponde e non riapre le conseguenze ricadranno inevitabilmente, sulle famiglie, che in politica vuol dire trasferire i problemi e le soluzioni da trovare da un Ministero all’altro, da quello dell’Istruzione a quello della Famiglia dove, la padrona di casa, la Ministra Elena Bonetti ha già, più volte sollecitato la flessibilità di alcune misure, in difesa ed a tutela dei più piccoli.

Si deve al suo Ministero lo sforzo per concedere ai bimbi il diritto ad una breve uscita giornaliera o di riaprire le attività commerciali a loro dedicate, negozi di abbigliamento, giocattoli o cartolerie.

E oggi è il suo Ministero a dover trovare le prime e urgenti forme di sostegno per consentire alle famiglie di conciliare la ripresa dell’attività lavorativa dei genitori con l’assenza dell’impegno scolastico dei figli, che devono essere comunque accuditi, stimolati e se molto piccoli, assistiti e guidati nella didattica a distanza.
Occorrono soldi, partecipazione e sostegno alle famiglie.