Ci sono altri numeri che destano allarme in Italia, oltre a quelli diffusi quotidianamente dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli nel bollettino delle 18 sui casi e i decessi per Coronavirus. Sono i tre milioni di nuovi poveri creati dall’emergenza economica provocata dal Covid-19: a contarli è stata la Fondazione Studi Consulenti del lavoro. I nuovi poveri sono in particolare i dipendenti di aziende privata chiuse nell’ultimo mese per gli effetti del lockdown, che ancora non hanno incassato alcun bonifico dalla cassa integrazione e che hanno quindi percepito l’ultimo stipendio ormai ad inizio marzo.

A spiegare bene le difficoltà di questa fascia di popolazione è Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, al Corriere della Sera: “La situazione sociale in Italia intanto sta assumendo contorni sempre più critici. La platea di indigenti si è ampliata. I sussidi che in questi giorni l’Inps sta pagando agli autonomi non bastano. Difficile pensare che con 600 euro artigiani, commercianti, imprenditori possano far fronte ai costi aziendali fissi delle loro attività. «Stiamo parlando di un segmento del Paese che vive dignitosamente di ciò che rimane loro dell’incasso giornaliero senza potere però accantonare. Quindi, ben vengano i 600 euro per poter sopravvivere in queste settimane. Ma il problema centrale di sistema rimane un altro”.

Il rifermento è al loro destino quando saranno consentire le riaperture. “Avranno di fronte intanto un mese di giugno carico di scadenze fiscali. E poi ci saranno i debiti accumulati in questi mesi da saldare”, è l’allarme di Calderone.

L’identikit dei nuovi poveri è chiaro: sono coloro che vivevano già nel periodo pre-crisi con un reddito non inferiore ai mille euro e non inferiore ai 1250, un reddito non sufficiente a garantire il sostentamento di una famiglia per due mesi. Il problema è il ritardo nel pagamento della cassa integrazione, che dovrebbe arrivare solo maggio.