Mentre la Francia annuncia la riapertura delle scuole a maggio, nel nostro Paese si lavora per assicurare il rientro in aula a settembre. Ma la strada è ancora lunga perché, anche se mancano ancora 5 mesi, si sta già lavorando a un piano che assicuri il mantenimento di alcune forme di distanziamento sociale per scongiurare che il ritorno del virus dopo l’estate.

Al ministero guidato da Lucia Azzolina, come anticipato da La Repubblica, si sta pensando a turni in classe mattina e pomeriggio o, dove non è possibile, a lezioni miste in aula e a distanza, oltre a una settimana più lunga, sabato compreso. I mesi che ci separano dall’avvio del nuovo anno potrebbero poi essere utilizzati per avviare cantieri e recuperare così classi ed edifici che hanno bisogno di interventi non strutturali per essere messi a disposizione della didattica così riorganizzata. Ma per fare tutto ciò serve un piano di investimenti straordinario di almeno 3 miliardi.

Questo però, significherà anche un maggior carico di lavoro per gli insegnanti che si troverebbero a dover fare lezione, più volte, a classi divise in gruppi. “Dovremo investire sul rinnovo del contratto e sull’aumento in busta paga perché già sappiamo – dice Francesco Sinopoli, segretario  della Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil –  che i carichi di questa rinascita peseranno sulle spalle dei nostri docenti, sottopagati”.

Con il Ministero sono pronti a confrontarsi, a discutere, ma no ad accettare scelte imposte senza contrattazione: “Ci ha convocato per domani per comunicazioni sui concorsi, ma il sindacato non è qui per prendere comunicazioni, vogliamo discutere. Come hanno fatto in Fca arrivando a un accordo per la ripresa della produzione. No, all’incontro non ci presenteremo”.