L'uscita su Netflix non ancora datata
Fauda, la quinta stagione sul 7 ottobre: la trama iniziale scartata perché ‘irrealistica’ e la surreale sovrapposizione tra finzione e realtà con l’addio di Idan Amedi
TEL AVIV – Lo Stato ebraico, dalle dimensioni così ridotte che quasi si fatica a scorgerlo sulle mappe geografiche, è costretto a vivere in uno stato di guerra praticamente da sempre e, da qualche anno, sotto un pericolo esistenziale sempre più crescente. Sabato scorso lo Stato d’Israele, ma in realtà tutto il popolo ebraico, ha festeggiato il quasi trionfo del cantante israeliano Noam Bettan all’Eurovision Song Contest. Arrivare secondi e sfiorare la vittoria, in un clima assurdo e vergognoso di fischi e boicottaggi da parte della solita Spagna e di altri Stati pregiudizialmente anti-israeliani, è stato percepito quasi come una vittoria morale. Un risultato che ha rafforzato, almeno parzialmente, il popolo ebraico nella sua interezza e che lascia ancora sperare che il mondo possa salvarsi da una nuova ondata di antisemitismo in stile anni Trenta.
In questo stesso clima il 18 maggio è uscita in Israele la quinta stagione di Fauda (11 episodi), una fiction che, quando fu ideata e realizzata, nessuno avrebbe mai immaginato potesse essere superata dalla realtà. Dopo la mattanza genocida del 7 ottobre, Lior Raz, il celebre Doron della serie, ha deciso di cambiare completamente la nuova stagione, che era ormai praticamente conclusa. Lior Raz è abituato a costruire sceneggiature di guerra crude e realistiche, ma il 7 ottobre è stato uno shock anche per chi racconta professionalmente il conflitto. Perché la realtà ha abbondantemente superato qualsiasi sceneggiatura.
La nuova stagione era stata inizialmente pensata attorno all’ipotesi che Hamas prendesse il controllo di un insediamento in Giudea e Samaria, con il rapimento di ostaggi israeliani. Un’idea che oggi appare quasi premonitrice di ciò che sarebbe realmente accaduto, anche se in una forma infinitamente peggiore e inimmaginabile. Eppure quella trama venne abbandonata perché considerata, paradossalmente, troppo irrealistica. Sembra un incubo, ma questa è stata la dinamica della scrittura e della successiva riscrittura di Fauda, ripresa alcuni mesi dopo l’inizio della guerra. Vista la popolarità internazionale della serie e dei suoi attori, lo stesso Lior Raz ha dichiarato che la nuova stagione potrebbe aiutare a ricreare empatia tra gli spettatori e Israele. Almeno questo è ciò che il cast, ma anche tutti noi, speriamo e desideriamo.
Fauda è una serie decisamente fuori dall’ordinario, perché – contrariamente a quanto accade quasi sempre nel mondo televisivo – il suo successo è cresciuto stagione dopo stagione. Allo stesso tempo, pur non essendo un documentario storico ma un’opera artistica, riesce a mostrare anche le motivazioni israeliane del conflitto. L’episodio forse più clamoroso durante le riprese è stato l’abbandono del set da parte di Idan Amedi, una delle stelle della serie, ferito realmente nei combattimenti a Gaza, in una surreale sovrapposizione tra finzione e realtà. Dopo essere guarito, Amedi ha deciso comprensibilmente di non proseguire e di ritirarsi dalla produzione.
Volendo fare un parallelismo, Fauda rappresenta quasi un microcosmo della società israeliana: costretta a convivere contemporaneamente con la guerra e con la ricerca della normalità, con emergenze continue subito seguite dalla volontà di tornare a vivere in pace e serenità. Una resilienza straordinaria che, nel bene e nel male, solo Israele sembra riuscire a esprimere con questa intensità.
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