Una donna ogni tre giorni in Italia è stata vittima di femminicidio. Da gennaio a ottobre son state 91 le vittime di omicidio. Un dato rivelato dal VII rapporto Eures. L’anno scorso erano state 99, nello stesso arco di tempo. Ma a diminuire significativamente sono soltanto le vittime femminili della criminalità comune (da 14 ad appena 3 nei 10 mesi). L’Istituto di Ricerca Eures ha elaborato i dati grazie alla collaborazione del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Ministero dell’Interno. Rispetto agli anni scorsi si rivela ancora più drammatico il dato tra coniugi e conviventi – anche per effetto del lockdown – mentre sale l’età media delle vittime e si verifica un aumento dei casi al Nord. I moventi restano principalmente la gelosia e disagi relazionali.

È stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 a 81) e di quelli di coppia (56). Aumentano intanto le donne uccise nel contesto del vicinato (da 0 a 4). Picco, nel 2020, dell’incidenza nel contesto familiare: 89%. L’anno scorso era stato dell’85,8%, così come aumentano dal 65,8% al 69,1% i femminicidi all’interno della coppia. Dal 2000 le donne uccise sono 3.344, il 30% degli 11.133 omicidi volontari complessivamente censiti. Sui dati degli omicidi la componente femminile cresce, per via delle stragi familiari, e vista la flessione del dato presso la criminalità, sia micro che organizzata, che riguarda soprattutto uomini. Il 2020 rappresenta sotto questo aspetto l’apice: il 40,6% dei casi censiti, la percentuale più alta di sempre. Stessa dinamica per i femminicidi familiari, che registrano il valore più elevato proprio nell’ultimo anno (89%, come si accennava), a fronte di una percentuale media del 73,5% (pari a 2.458 femminicidi familiari dal 2000 ad oggi).

I CONTESTI – È ancora la coppia il contesto relazionale più a rischio. Sono 1.628 le vittime tra coniugi, partner, amanti o ex partner negli ultimi 20 anni (pari al 66,2% dei femminicidi familiari e al 48,7% del totale delle donne uccise) e 56 negli ultimi 10 mesi (pari al 69,1% dei femminicidi familiari e al 61,5% del totale delle donne uccise). Gli accusati sono nella quasi totalità dei casi uomini (94%), con valori che nel corso dei singoli anni oscillano tra il 90% e il 95%.

LA PANDEMIA – Le conseguenze del lockdown causato alla pandemia da coronavirus, osserva il Rapporto, ha inciso sui dati riguardanti moventi e profili della vittima. È stato una sorta di acceleratore, soprattutto di una correlazione: tra convivenza e rischio omicidiario. La chiusura ha infatti modificato i profili di rischio, aumentando quello nei rapporti di convivenza e riducendolo negli altri. È il caso del 67,5% degli omicidi registrati nei primi 10 mesi del 2020. Nel 2019 erano stati il 57,6%. Nel trimestre tra marzo e giugno la percentuale è salita all’80,8%, con 21 delle 26 vittime conviventi con il colpevole. In valori assoluti, rispetto al 2019, il numero dei femminicidi in ambito della convivenza sale da 49 a 54 mentre scende da 36 a 26 quello delle vittime conviventi. Sale quindi del 13,5% anche il dato di vittime tra coniugi e conviventi. Aumento drastico anche delle madri vittime: 14 rispetto alle 9 dell’anno precedente; un aumento del 55,6%. Resta stabile, da 7 a 6 casi, il dato delle figlie uccise da uno dei genitori, mentre scende da 9 a 5 quello delle donne uccise da altri familiari. L’età media sale dai 50,3 anni di media delle vittime del 2019 ai 53,8 nel 2020.

IL MOVENTE – La pandemia ha avuto ripercussioni anche sul movente dei delitti. Il 27,8% dei casi è stato infatti causato da litigiosità e conflittualità domestica, ma anche disagi, passati scontri e dissapori, esasperati dalla convivenza, a fronte del 18,1% del 2019. Il principale movente resta comunque la gelosia patologica, al 31,6%. Aumentano anche le donne uccise per l’incapacità dell’autore (generalmente il coniuge) di prendersi cura della malattia (fisica o psicologica) della vittima (dal 10,8% al 20,3% del totale) o dell’autore (dal 16,9% al 17,7%): il disagio complessivamente inteso, in assenza di un adeguato supporto socio-sanitario, arriva a spiegare nell’anno del lockdown oltre un terzo dei femminicidi censiti. Marginale appare invece il movente economico, sceso dal 4,8% al 2,5%.

GEOGRAFIA – I femminicidi sono ancora in crescita al Nord, con picchi tra Lombardia e Piemonte. L’incremento dei femminicidi familiari nel Nord Italia passa da 42 a 46 vittime, pari a +9,5%, dove è censita oltre la metà (56,8%) dei femminicidi complessivamente commessi in Italia. L’incremento registrato al Nord è correlabile anche all’adozione di misure più stringenti di contenimento durante la ‘prima ondata’ di coronavirus. Contestualmente si contrappone una flessione del fenomeno nelle regioni del Centro (da 16 a 14, pari al 12,5% in meno) e soprattutto al Sud (da 27 a 21 vittime, pari a 22,2% in meno), dove nei primi 10 mesi del 2020 i femminicidi familiari rappresentano rispettivamente il 17,3% e il 25,9% del totale. A livello regionale la Lombardia (con 15 femminicidi familiari) e il Piemonte (con 14 vittime in famiglia, in fortissima crescita rispetto alle 4 del 2019) assorbono insieme il 36% dei casi nazionali.