Bruno Vespa ci era rimasto male, ma male davvero, quando Gianni Rivera gli aveva risposto secco che lui, a fare il vaccino anti-covid “non ci penso proprio”. Il siparietto aveva fatto il giro dei social network. Era andato in onda a Porta a Porta. “Ho delle notizie negative, qualcosa già si sente, qualcosa si viene a sapere, poi ci sono alcuni virologi che dicono proprio di evitare, quindi … io ho fatto il tampone stamattina, sono negativo, e sono tranquillissimo. Se sono la parte sfortunata di chi viene vaccinata e muore mi dà fastidio”.

Parole che hanno fatto calare il gelo negli studi della trasmissione Rai. Rivera però ha fatto peggio: se a Porta a Porta si era lasciato andare a un timore ancora comprensibile, a La Zanzara su Radio24 ha elargito pensieri sparsi anche pericolosi se non proprio non verificati. “Persino Draghi ha detto che ci sono delle variabili che possono rendere inutili le vaccinazioni. Questi vaccini non li hanno sperimentati, li hanno messi in vendita perché dovevano guadagnare e lo hanno fatto. Ci sono tanti virologi che la pensano come me. E tanti la pensano come me, ma a questi non danno pubblicità”.

E quindi sul virologo Roberto Burioni, che lo aveva criticato per le sue parole a Porta a Porta: “Burioni mi ha dato del babbeo? Non so chi sia, io ricordo Buriani che giocava con me. Non so davvero chi sia, pensavo a un burrone, o un grosso burro. Si vede che è diventato popolare e ne ha approfittato. Quelli bravi non li invitano mai perché hanno paura delle stesse cose che dico io. Vari medici non li invitano e non scrivono sui giornali perché dicono queste cose. Montaigner che ha vinto una piccola cosa come un Nobel, siccome non è d’accordo su questo sistema non viene mai sentito. Vaccinare i ragazzini? È ancora più folle”.

Secondo il rapporto Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sono 328 le segnalazioni con esito mortale su 32 milioni e mezzo di dosi somministrate al 26 maggio. La causalità risulta collerabile solo in quattro casi, l’1,8% del totale. 21 gli eventi di effetti collaterali gravi ogni 100mila dosi somministrate. Questi i dati, evidentemente diversi da quelli a disposizione del “Goldeb Boy”, “l’abatino” per Gianni Brera, il primo Pallone d’Oro italiano non oriundo.

“Io non faccio assembramenti e sono tranquillo, poi eventualmente ci sono le cure domiciliari, coi medici che sono stati accantonati perché non fanno parte del gruppo, li tagliano fuori – ha continuato Rivera – La mortalità scende? Guardate che prima del Covid, l’anno prima, sono morte più persone per l’influenza piuttosto che nell’anno del Covid. È tutto esagerato, hanno terrorizzato la gente. E quelli che fanno i vaccini vogliono costringere gli altri a farlo”.

Secondo il database di Istat sulle cause iniziali di morte, nel 2017 i morti per influenza sono stati 663, il doppio dei 316 registrati nell’anno precedente. Nel 2015 i decessi sono stati 675 e 272 nel 2014. Tra il 2007 e il 2013 i morti per influenza sono stati rispettivamente: 411, 456, 615, 267, 510, 458 e 417. Al 31 dicembre 2020 il bollettino dell’emergenza coronavirus recitava invece 74.159 morti a causa delle complicanze da covid-19.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.