Da Berlusconi a Saddam Hussein a Cossiga a Papa Wojtyla. È un Bruno Vespa a tutto campo quello che si racconta in un’intervista al La Stampa. Il più noto conduttore giornalista della Rai è dal 1995 il conduttore di Porta a Porta, talk politico in onda ogni settimana, che lui stesso ha ideato. Innumerevoli le sue relazioni, interviste, polemiche anche. L’ex Presidente del Consiglio e più volte ministro della Democrazia Cristiana Giulio Andreotti lo ha soprannominato “la terza Camera del Parlamento Italiano”.

Vespa ha pubblicato tantissimi libri, soprattutto saggi, sempre di grande successo. L’ultimo si chiama Quirinale – Dodici Presidenti tra pubblico e privato. E quindi si parte proprio da lì, dal Colle più alto di Roma, la residenza del Presidente della Repubblica. Sensazionale la rivelazione: Silvio Berlusconi avrebbe voluto candidare proprio lui, Vespa, al ruolo di Capo dello Stato. “Me lo ha detto Renzi e non ho motivo per dubitare. Ovviamente è una cosa fuori dal mondo, come gli ha risposto Renzi stesso”, ha raccontato Vespa.

Nella storia della Repubblica, non solo della televisione, la celebre firma del “Contratto con gli italiani”, l’8 maggio 2001, da parte del Cavaliere, cinque giorni prima delle elezioni politiche, proprio negli studi di Porta a Porta. Sempre sui Presidenti della Repubblica Vespa si è espresso sul più gradito e sul meno gradito. “Cossiga, dopo scontri pubblici pazzeschi. Gli dissi che non lo querelavo unicamente per rispetto alla carica. Da lì nacque una grande amicizia. Quello che mi piacque meno fu Scalfaro, non si comportò bene con Berlusconi, che sentiva come un corpo estraneo”.

Vespa ha anche commentato la sua direzione del Tg1: “È bellissimo essere direttore del Tg1 ma non lo rifarei, si perde un’infinità di tempo in questioni burocratiche e sindacali. Pensi che non volevo neppure fare l’intervista a Saddam Hussein, ma lui chiese il direttore o nessun altro. Fu un’intervista fatta a dispetto del nostro Governo che non voleva andasse in onda. Io mi impuntai e da lì divenni il baluardo della libertà e della sinistra…”. E quindi sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981: “Wojtyla diede la spallata definitiva per la caduta del Muro di Berlino, perciò pensarono bene di sparargli”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.