Uno sciopero della fame di tre giorni per Gilberto Cavallini: è l’iniziativa nonviolenta promossa dal 25 al 27 maggio da Pierluigi Scarano, attraverso il gruppo Whatsapp “Solidarietà con Gilberto” che in pochi giorni ha superato 600 aderenti, anche tra persone di sinistra. Scarano, negli Anni 70 giovanissimo militante di destra, è stato vicino a Cavallini nella sua nuova vita, prima che questi venisse strappato alla semilibertà e chiuso in isolamento a 73 anni per una sanzione accessoria comminata 45 anni dopo il fatto.

Scarano, ci spieghi le ragioni di questa iniziativa.
«La ragione principale, la più urgente, è la sorte di Gilberto, che sta subendo una palese ingiustizia. L’isolamento che gli è stato inflitto è una situazione durissima, peggiore del 41-bis, perché lui non è ammesso a nessuna forma di socialità. Può vedere solo gli agenti di custodia e gli avvocati. A livello familiare ha una sola sorella vivente che ha 80 anni e vive a Milano, quindi, inutile dire che non si può spostare. E così passa le sue giornate oggi, dopo 43 anni di carcere. Per carità, Gilberto ha grosse responsabilità, tutte ammesse, comunque ha scontato oltre 40 anni di carcere, non sono pochi. E veniva da 8 anni di semilibertà in cui si era costruito un’esistenza dignitosa, ripagando il suo debito. Gilberto ha fatto un percorso ed è sicuramente un uomo diverso da quello che era quando aveva 20 anni. Ma ribadisco, ora il problema è che in queste condizioni Gilberto sta rischiando la vita, l’isolamento è veramente difficile da sostenere».

Lei come conosce Cavallini?
«Ho conosciuto Gilberto quando è stato ammesso alla semilibertà nel 2017. Insieme ad altre persone ci siamo occupati di lui, abbiamo cercato di aiutarlo a ricostruirsi un’esistenza. Gilberto si occupava di un ostello della Caritas in una parrocchia di Terni; l’ho visitato ogni volta che ci andavo. Si occupava un po’ di tutto, ma in particolare insegnava italiano agli stranieri.
Gilberto ospita da anni a casa sua un ragazzo di origine magrebina, che conobbe in carcere e che nel frattempo si è ammalato di sclerosi. Sono anni che lo segue. Questo ragazzo vive attualmente a casa sua. Pensi che il Tribunale di Sorveglianza di Spoleto, competente per Terni, ha fatto una deroga per permettergli di dividere l’appartamento con Gilberto, perché questo ragazzo ovviamente era un pregiudicato. E come sa, una delle prescrizioni più importanti per la semilibertà è la non frequentazione di pregiudicati. Però in questo caso è stata concessa, per la specificità della situazione. Questo a ulteriore dimostrazione che Gilberto comunque è un altro uomo».

E adesso chi se ne occupa?
«Vive lì nell’abitazione di Gilberto a Terni, ci facciamo carico noi di tutte le spese. Viene curato a Roma, al Sant’Andrea, dove tra l’altro l’ho portato io. Diciamo che è stato “adottato” da una comunità di amici».

Torniamo all’iniziativa di solidarietà. Che riscontri ha avuto?
«Avendo mezzi limitati, abbiamo creato questo gruppo WhatsApp che si chiama “Solidarietà con Gilberto” a cui hanno aderito più di 600 persone da tutta Italia. Ci sono anche persone apertamente di sinistra ma danno il loro appoggio perché credono nell’innocenza di Gilberto per Bologna e nell’assurdità della situazione in cui si trova. Tra queste, almeno un centinaio ha aderito al digiuno».

Se potesse mandare un messaggio a Gilberto ora, cosa gli direbbe.
«Gilberto, tengo a farti sapere che c’è una comunità fatta da tante persone, anche estranee al nostro ambiente, che stanno sostenendo la tua battaglia, il tuo diritto di avere una giustizia giusta. Ti abbraccio da parte di tutti. Pierluigi».