Da 43 anni in galera, da 8 riconosciuto rieducato al punto da beneficiare della semilibertà, un altro uomo rispetto al terrorista che fu. Gilberto Cavallini, ex NAR, espia un fine pena mai. Dopo l’ultima condanna definitiva per la Strage di Bologna, a Cavallini, 73 anni, viene revocata la semilibertà e inflitti tre anni di isolamento diurno. Con l’avvocato Gabriele Bordoni cerchiamo di capire l’irragionevole implacabilità di questa punizione.

L’ultima sentenza per Bologna è di gennaio 2025. Cosa succede dopo?
«Viene emesso l’ordine di esecuzione pena, ma senza pregiudicare la semilibertà. Dopo alcuni mesi però emerge la sanzione accessoria dell’isolamento diurno, che ha una estensione massima di tre anni e interviene quando una persona viene condannata per più ergastoli. Il punto è dirimente: l’isolamento è incompatibile con la semilibertà. Il giudice di Sorveglianza di Perugia, con una decisione sofferta, dà atto che Cavallini si era meritato la misura alternativa, che aveva manifestato pienamente la propria rieducazione, che quindi la semilibertà gli era stata attribuita con merito. Nonostante questo il giudice si vede obbligato a revocarla.
Cavallini viene mandato in isolamento diurno. Dal 6 novembre scorso è chiuso, non vede più nessuno. Interrotti i rapporti con i familiari e col ragazzo disabile cui prestava assistenza e che vive adesso in una condizione spaventosa, tanto da aver scritto ai giudici perché sapessero quale disastro derivasse anche a lui dalla punizione al Cavallini. Abbiamo fatto ricorso in Cassazione perché è impensabile che un soggetto rieducato possa vedersi ributtato nel più profondo del carcere. L’effetto rieducativo riteniamo debba essere privilegiato rispetto all’effetto sanzionatorio. Ma con decisione del 19 marzo la Corte di Cassazione non ha ritenuto che fosse così. Attendiamo le motivazioni e ci riserviamo di compulsare il giudice di Strasburgo. Anche perché quell’isolamento diurno Cavallini l’aveva già scontato presso il carcere di Opera, al quale tuttavia non risulta, né in senso positivo né in senso negativo. Abbiamo fatto ricorso in Cassazione anche su questo aspetto».

E cosa ha deciso la Cassazione?
«Il 7 maggio scorso ha deciso di confermare la pena dell’isolamento. Noi ritenevamo che in questa incertezza dovesse essere privilegiata la parola di Cavallini, invece evidentemente ciò non è stato condiviso e la Corte ha rigettato il nostro ricorso».

Cavallini ora è a Rebibbia in isolamento diurno. Cosa vuol dire, in concreto?
«Quest’uomo di fatto è recluso in un ambiente che è stato costruito apposta per lui all’interno della casa di reclusione. In questo ambiente trascorre le intere 24 ore, presidiato da videocamere che non gli lasciano nessuno spazio di riservatezza di nessun tipo. Non può incontrare nessuno se non i propri difensori».

Le telecamere hanno la funzione di prevenire il suicidio?
«Sì perché si dà per scontato che una persona in quelle condizioni abbia un elevato rischio auto-soppressivo. Ti mettono le telecamere anche nello spicchio dedicato al bagno per controllare che non assumi atteggiamenti estremi».

Il principio è: ti tolgo la dignità perché tu non ti tolga la vita!
«Diciamo così. Noi non chiediamo pietà per Cavallini, invochiamo soltanto dei presidi costituzionali. Cavallini è un uomo integro, intellettualmente onesto, però è un uomo provato di 73 anni, quindi non gli si può chiedere l’eroismo. Secondo me di umanità qui c’è ben poco e anche di rispetto della Costituzione. Vediamo se almeno il giudice a Strasburgo prenderà i nostri argomenti in considerazione».