Proseguono le indagini sul caso di Giovanni Manna, il 73enne malato di Alzheimer trovato morto il 20 novembre nel parco dell’Insugherata a nord di Roma, dopo essere fuggito dal policlinico Gemelli il 16 novembre scorso. Secondo gli inquirenti, che hanno sequestrato la cartella di pronto soccorso dell’ospedale romano, il suo allontanamento non venne comunicato alla famiglia da parte del Gemelli. Lo riporta Repubblica, che è entrata in possesso di quel documento datato 16 novembre 2021.

La mancata comunicazione

Nel fascicolo non è presente alcuna indicazione sulla comunicazione della scomparsa dell’uomo alla famiglia. Inoltre, nessuno annotò una chiamata alle forze dell’ordine o diede il via alle ricerche all’interno dell’ospedale di un paziente malato di Alzheimer. Elementi che confermano le accuse avanzate dalla famiglia del 73enne.

Nel documento sono riportati tutti i passaggi della permanenza dell’anziano di 73 anni arrivato alle 19:21 del 16 novembre scorso in pronto soccorso. “Episodio presincopale, in paziente affetto da Alzheimer”, è la prima nota subito dopo l’arrivo su un’ambulanza del 118. Il triage, nella sezione dedicata alle “Condizioni all’ingresso”, assegna il codice 3, cioè Azzurro – urgenza differibile, che significa “paziente che necessita di trattamento non immediato”.

Le indagini, però, si concentrano su due specifiche annotazioni. La prima nota nell’anamnesi riporta: “Il paziente, con diagnosi di malattia di Alzheimer, intorno alle 21:30 si è allontanato spontaneamente contro il parere dei sanitari. Si informa l’ispettore sanitario”. È evidente, quindi che non sono stati chiamati né i familiari né le forze dell’ordine. E poi, un’altra annotazione alle 22.05: “Alle ore 21:30 il personale infermieristico della sala gialla nota l’assenza del paziente”.

La tesi dei familiari

I familiari del 73enne puntano il dito contro l’Ospedale. Matteo Manna, uno dei figli, ha raccontato di aver saputo della scomparsa del padre solo quando si è recato al Gemelli in serata. E da quel momento sono partite le ricerche dell’uomo.

Il figlio del 73enne, inoltre, denuncia che nessuno dall’ospedale ha informato della sparizione dell’uomo. E non c’è stato, inoltre, nessun aiuto per le ricerche dell’uomo da parte del Gemelli: “Dopo poche ore dalla scomparsa di mio padre sono cambiati i turni, quindi i dottori che erano presenti in quel momento sono andati via. Questa cosa avrà chiaramente un risvolto in un secondo momento, perché non è accettabile”, ha sottolineato il figlio di Giovanni.

Matteo ha provato a ricostruire lo svolgersi dei fatti: “Mio papà si è sentito male martedì sera intorno alle 18:30. Abbiamo chiamato l’ambulanza e lo abbiamo fatto portare al pronto soccorso, per sentirci più sicuri”. “Mi hanno detto che non potevo andare con lui – continua –, che ci sarebbe stato da aspettare e che mi avrebbero avvisato quando lo avrei potuto raggiungere. Ho pregato di controllarlo perché a causa della sua malattia tende a voler scappare”.

Nell’attesa il figlio Matteo è andato a mangiare qualcosa con sua madre, ma mentre erano a cena hanno iniziato a ricevere le chiamate di Giovanni: “Diceva che voleva andare via, che era stufo di aspettare e che avrebbe preso l’autobus, quindi siamo corsi lì”, ha raccontato.

Redazione