“Abbandono di persona incapace aggravato”. È questo il reato indicato nel fascicolo della procura di Roma che indaga sul caso di Giovanni Manna, il 73enne malato di Alzheimer trovato morto il 20 novembre nel parco dell’Insugherata a nord di Roma, dopo essere fuggito dal policlinico Gemelli il 16 novembre scorso.

Gli inquirenti sono al lavoro per individuare la responsabilità di chi non ha vigilato sull’anziano mentre era in sala d’attesa. Il 73enne era infatti arrivato in ambulanza il 16 novembre al Gemelli dopo essere svenuto in casa, ma stanco di aspettare ha deciso di scappare senza essere stato dimesso. Scomparendo nel nulla. La famiglia sin dalle prime ore ha accusato i soccorritori di aver abbandonato il padre.

Le ricostruzioni del figlio

Matteo Manna, uno dei figli, ha provato a ricostruire lo svolgersi dei fatti: “Mio papà si è sentito male martedì sera intorno alle 18:30. Abbiamo chiamato l’ambulanza e lo abbiamo fatto portare al pronto soccorso, per sentirci più sicuri”. “Mi hanno detto che non potevo andare con lui – continua –, che ci sarebbe stato da aspettare e che mi avrebbero avvisato quando lo avrei potuto raggiungere. Ho pregato di controllarlo perché a causa della sua malattia tende a voler scappare”.

Nell’attesa il figlio Matteo è andato a mangiare qualcosa con sua madre, ma mentre erano a cena hanno iniziato a ricevere le chiamate di Giovanni: “Diceva che voleva andare via, che era stufo di aspettare e che avrebbe preso l’autobus, quindi siamo corsi lì”, racconta ancora.

Il silenzio dell’ospedale

“Avevamo segnalato che mio padre era malato di Alzheimer e aveva bisogno di essere assistito con una certa costanza. Lo avevamo detto al medico e al soccorritore dell’ambulanza e quindi eravamo certi che lo avrebbero riferito anche in ospedale”, racconta il figlio Matteo, sottolineando che i familiari non hanno potuto seguire i soccorritori a causa del protocollo anti-Covid.

“Invece mio padre è stato lasciato andare via, noi non siamo stati avvertiti e non eravamo davanti al Gemelli perché il protocollo anti-Covid non ce lo ha consentito. Abbiamo saputo che non era più lì dopo le nostre rimostranze. Adesso siamo fiduciosi nel lavoro dei magistrati e dei nostri avvocati”.

Il figlio del 73enne, inoltre, denuncia che nessuno dal Gemelli ha informato della sparizione dell’uomo. Nessun aiuto per le ricerche dell’uomo da parte del Gemelli: “Dopo poche ore dalla scomparsa di mio padre sono cambiati i turni, quindi i dottori che erano presenti in quel momento sono andati via. Questa cosa avrà chiaramente un risvolto in un secondo momento, perché non è accettabile”, sottolinea il figlio di Giovanni.

Il sostituto procuratore della Dda Stefano Luciani, di turno il giorno del ritrovamento dell’anziano, questa mattina ha anche conferito l’incarico per l’autopsia, che si svolgerà domani. Gli accertamenti sono in corso per comprendere se nella catena dei soccorsi qualcosa sia andato storto. E questo avrebbe poi, a cascata, provocato la morte del 73enne.

 

 

 

 

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