Marcia indietro dell’Agenzia italiana del farmaco. La Commissione tecnica scientifica dell’Aifa ha infatti dato il via libera alla somministrazione del vaccino anti-Covid di AstraZeneca anche fra gli over 55, se in buona salute.

“In attesa di acquisire ulteriori dati, anche dagli studi attualmente in corso, al momento per il vaccino Astra Zeneca si suggerisce un utilizzo preferenziale nelle popolazioni per le quali sono disponibili evidenze maggiormente solide, e cioè soggetti giovani tra i 18 e 55 anni. Si ribadisce tuttavia che, sulla base dei risultati di immunogenicità e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio di tale vaccino risulta favorevole anche nei soggetti più anziani senza fattori di rischio”, si legge nel parere della Commissione.

Ma è la stessa Aifa a riferire che per i soggetti a più alto rischio di sviluppare una malattia grave è preferibile utilizzare i vaccini anti-Covid Pfizer-BionTech e Moderna. “In virtù della maggiore robustezza delle evidenze di efficacia, – afferma la Commissione – si suggerisce un utilizzo preferenziale dei vaccini a RNA messaggero nei soggetti anziani e/o a più alto rischio di sviluppare una malattia grave”.

La Commissione ha infatti sottolineato che con i dati attualmente a disposizione “in termini di riduzione percentuale della frequenza di infezioni sintomatiche, l’efficacia del vaccino AstraZeneca risulta inferiore a quella dei vaccini a RNA messaggero”. Nonostante ciò “il livello di protezione offerto dal vaccino AstraZeneca apporta comunque un beneficio rilevante in termini di contenimento della pandemia, anche in considerazione della maggiore maneggevolezza d’uso”.

L’INTERVENTO DI BURIONI – Sull’efficacia del vaccino AstraZeneca è intervenuto su Twitter il professore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni. In base agli studi attuali il vaccino inglese non sarebbe in grado di bloccare la trasmissione del virus tra gli asintomatici. “Se pensate che il vaccino AstraZeneca sia inutile perché non blocca l’infezione, sappiate che il primo vaccino antipolio (Salk) non era particolarmente efficace in questo senso. Negli USA è stato introdotto nell’estate 1955”. Burioni quindi pubblica l’immagine che mostra i casi passare dai 38.476 casi del 1954 ai 886 del 1962.

Sul portale MedicalFacts, da lui fondato, Burioni inoltre sottolinea che la protezione conferita dal vaccino nei confronti dell’infezione asintomatica “purtroppo è stata praticamente nulla. Infezioni asintomatiche si sono sostanzialmente verificate in egual misura tra i vaccinati e i non vaccinati. Al contrario, non ci sono dati per affermare l’efficacia (di qualunque tipo) nei pazienti al di sopra dei 55 anni”.

Redazione

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