Nello Stato di diritto e in un Paese in cui la giustizia funzionasse, dovrebbe essere un problema piccolo, il rimborso delle spese legali. Pure, in una sala in cui sono presenti molti tecnici del diritto, magistrati e avvocati, fanno impressione i dati sciorinati ( e non contraddetti da nessuno) dall’avvocato Augusto Colucci. Ogni anno in Italia si aprono circa un milione e duecentomila procedimenti penali. Di questi, tre su quattro finiscono con dichiarazione di non colpevolezza dell’imputato o di prescrizione del reato. In Germania sono ogni anno 500.000 i nuovi processi, che vengono risolti in tre anni e di cui solo il 14% si conclude con un’assoluzione. Il che significa che i pubblici ministeri (e i gip fotocopia) raramente fanno la mossa di lanciarsi in cause avventate che finiranno con l’assoluzione degli imputati o la prescrizione del reato.

Forse in Germania o nei Paesi anglosassoni del common law e della discrezionalità dell’azione penale ha minor peso il circo mediatico, come ricorda il giornalista Maurizio Tortorella, uno dei pochi che abbia saputo sottrarsi alla tentazione di acquattarsi sotto la toga del Pm. C’è un problema irrisolto, ricorda, anche nella normativa sulla riparazione per ingiusta detenzione. Perché c’è un momento, quello dell’arresto, in cui la testa ti va da un’altra parte, e magari ti avvali della facoltà di non rispondere o addirittura cadi nell’autocalunnia perché sei stato torturato, come è capitato a Giuseppe Gulotta, che ha scontato da innocente 22 anni di carcere e non avrà diritto a nessun risarcimento.

Ma il problema non ha solo risvolti di tipo economico. C’è un dato culturale, nel nostro Paese, difficile da sradicare. Lo abbiamo toccato con mano negli anni successivi al referendum, quando non si è riusciti a fare una decente legge sulla responsabilità civile. E lo stiamo rivivendo mentre si discute della prescrizione dei reati. C’è un soggetto da sempre irresponsabile o non responsabile: si chiama magistrato ed è l’unica vera Casta. L’unico che può trasformare qualunque cittadino in “ingiusto imputato” o “ingiusto detenuto”. E nessuna riparazione economica potrà mai sanare del tutto una ferita così profonda e così estesa.