Oltre 25 milioni di italiani possiedono il green pass, ma su dove e soprattutto come utilizzarlo restano mille incognite. Il governo è diviso tra chi considera il certificato vaccinale (in alternativa al tampone o all’avvenuta guarigione dal Covid) un’ottima misura di prevenzione, e chi invece ritiene sbagliato limitare vita sociale e movimenti in un momento in cui l’incidenza, sebbene in risalita, è ancora sotto controllo.

La prossima settimana si terrà la cabina di regia nella quale l’esecutivo farà il punto su contagi e misure da adottare: in quella sede verranno prese in esame una serie di valutazioni sulla possibile estensione del green pass e tra le ipotesi in campo c’è anche quella di arrivare all’obbligatorietà del certificato per l’accesso ai mezzi di trasporto a lunga percorrenza. Dal canto suo, la ministra agli Affari regionali, Maria Stella Gelmini si dice fiduciosa “che ci saranno le condizioni per compiere queste scelte in un clima di coesione e condivisione, rispettando la sensibilità di tutti”.

“Credo che sia normale su un tema importante come questo avere anche sensibilità differenti – aggiunge -, però è capitato in passato e sono fiduciosa che anche su questo tema, come ha detto il presidente Fedriga, si troverà una posizione unitaria”. Non è escluso si arrivi presto a un cambio di rotta anche sui parametri fissati per i colori delle Regioni: nel momento in cui l’incidenza aumenta ma, grazie alla campagna vaccinale, il numero dei ricoveri non desta preoccupazione, l’indice di ospedalizzazione potrebbe assumere un peso maggiore per definire la fascia di rischio.

Il dibattito sul Green Pass

Sul tema green pass la politica resta divisa: se l’ipotesi piace a Pd e Iv, il M5S dice no al certificato per entrare in bar e ristoranti, e un no secco arriva anche da Lega e FdI. Le Regioni chiedono chiarezza ma, quando si entra nel merito delle ipotesi allo studio, le posizioni sono profondamente diverse: in Liguria il presidente Giovanni Toti si dice d’accordo con il green pass alla francese, in Lombardia il presidente Attilio Fontana parla di una “discussione al momento fuori luogo”, mentre l’assessore Letizia Moratti considera “positivo ogni strumento che garantisca sicurezza”.

Pronte ad usare il certificato come misura anti-contagio la Campania e anche il Lazio, dove l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, lo considera uno strumento “per far mantenere aperte le attività, anziché andare verso interventi di chiusure generalizzate, che rischiano di penalizzare coloro che, invece, con grande senso civico, hanno effettuato il percorso vaccinale”.

Il dibattito si fa acceso e rimbalza dai ristoranti alla scuola, con il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che rilancia l’appello affinché tutti i ragazzi si possano vaccinare, mentre Attilio Fratta, presidente del sindacato Dirigenti Scuola, taglia corto: “A nostro parere, gli appelli alla solidarietà collettiva ed al senso civico non stanno sortendo gli effetti desiderati. Quindi ben venga una sorta di ‘green pass allargato’ esteso a chi ha intenzione di continuare a lavorare all’interno delle istituzioni”.

Green pass per stadi e concerti

L’idea è quella di rendere obbligatorio il green pass in tutti i luoghi dove ci possa essere affollamento. Questo potrebbe far entrare un maggior numero di persone negli stadi, ai concerti e nei teatri addirittura raggiungendo la capienza del 100%. Confermato per i banchetti che seguono le cerimonie civili o religiose. In questo caso i controlli non possono essere affidati, almeno per il momento, ai gestori dei locali ma sono possibili verifiche da parte delle forze dell’ordine e per chi non dimostrerà di essere in regola scatterà la contravvenzione.

Green pass per i trasporti

Per il momento l’ipotesi al vaglio è quella di rendere obbligatorio il green pass per viaggiare su treni a lunga percorrenza e in aereo. Non sarebbero previste misure simili per il trasporto pubblico. In questo caso bisognerà garantire regole su distanziamento e dunque la capienza sarà ridotta.

Il nodo del green pass nei ristoranti

Sarà solo il confronto durante la cabina di regia a sciogliere il nodo sull’obbligatorietà del green pass nei ristoranti al chiuso. Sembra però evidente che, di fronte a una risalita di contagi tali da far rischiare le chiusure previste per le zone arancioni o rosse, si sceglierà di far entrare in vigore la regola proprio per garantire alle attività di continuare a lavorare.

Il green pass e la scuola

Il Cts propone di condizionare l’ingresso a scuola con il possesso del Green pass, sia che si vada in classe con gli studenti, sia che si lavori in segreteria. Fermo restando che l’ultima parola spetterà al governo, il Cts parte dal presupposto che il ritorno in classe non può che avvenire se “tutto il personale sia vaccinato” contro il Coronavirus, come riporta il Corriere della Sera. L’alternativa per personale Ata e docenti non ancora vaccinati sarebbe quella di presentare il certificato del tampone negativo. Una via che logisticamente complicherebbe la vita quotidiana di chi deve andare in classe ogni giorno.

Tamponi e quarantena per chi arriva dall’estero

Nei prossimi giorni sarà valutata anche l’ipotesi di cinque giorni di quarantena per chi arriva dall’estero, soprattutto da Spagna e Portogallo. In Sicilia il governatore Nello Musumeci ha già firmato un’ordinanza che rende il tampone “obbligatorio per chi arriva da Spagna e Portogallo e a coloro che nei 14 giorni precedenti vi hanno soggiornato o transitato”. Una decisione che potrebbe essere presa da altri presidenti di Regione.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.