Caso AstraZeneca a Napoli: il vaccino che ha cambiato nome in Vaxzevria, sospeso per quattro giorni dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e quindi reintegrato nella campagna vaccinale dopo le rassicurazioni dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema). La stessa agenzia che domani dovrà esprimersi su possibili limitazioni per categorie ed età, come già previsto dalle scorse settimane tra Germania e Olanda e Canada. In molti, insomma, a Napoli rifiutano il preparato della casa di Oxford.

L’Ansa apprende che circa 3000 persone erano state convocate oggi tra Mostra d’Oltremare, Fagianeria del Parco di Capodimonte e Stazione Marittima. In molti hanno rifiutato il vaccino cercando di convincere i sanitari a somministrare il siero Pfizer-BioNTech, soprattutto.
Una richiesta che ha causato code e quindi ritardi nei centri vaccinali. A dichiararlo, alla stessa agenzia di stampa, è il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva.

“Nonostante i nostri sforzi oggi siamo alle prese con l’intoppo Astrazeneca. Ogni cittadino trascorre dieci minuti a cercare di convincere il medico a somministrargli Pfizer. E se dopo un’anamnesi attenta il medico non vede le condizioni per cambiare il vaccino, ricominciano a cercare di convincerlo”, ha raccontato Verdoliva. “La persona che entra cerca di convincerci di avere le patologie che gli impongono di avere il vaccino Pfizer. Le patologie rischiose sono elencate con molta precisione, non è una scelta nostra ma di compatibilità che è stata studiata e approfondita nei laboratori – ha aggiunto il dg – Quindi quando il nostro medico fa un’anamnesi approfondita di diversi minuti e poi dice al cittadini ‘mi dispiace non si può cambiare vaccino’, ricomincia l’opera di convincimento. Di solito il colloquio pre-vaccino dura 3-4 minuti, oggi siamo passati a dieci minuti. Qui in Mostra abbiamo 27 box operativi, con Pfizer abbiamo fatto 4.800 vaccini con venti minuti di attesa per tutti, ha funzionato sempre tutto bene – ha concluso il dirigente – Ora ho duemila persone in coda arrabbiate. Chiedo scusa a tutti di questi ritardi, non è giusto per i cittadini e per i nostri collaboratori”.

A oggi in Italia sono state somministrate oltre 11 milioni e 450mila dosi di vaccini, oltre 3 milioni 530mila le persone che hanno ricevuto sia la prima che la seconda dose. In Campania sono state somministrate oltre 948mila fiale, l’80,6 per cento di quelle consegnate. Domani, ha annunciato il generale e commissario straordinario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, arriveranno un milione e mezzo di dosi Pfizer in Italia. Dal 16 aprile sarà disponibile in Italia il monodose Johnson&Johnson, l’ultimo a essere approvato dall’Ema e dall’Aifa. Tra aprile e maggio la campagna vaccinale dovrebbe compiere finalmente un cambio di passo.

Quello di AstraZeneca è diventato un vero e proprio caso a partire dal mese scorso. Una serie di casi sospetti di trombosi, anche letali, in persone che avevano ricevuto dosi del vaccino, hanno allertato i media e la popolazione. L’Aifa ha ripetutamente garantito sul preparato anche in virtù di numeri rassicuranti. Salvo poi sospendere il vaccino, per quattro giorni, a partire dal 15 marzo. Le rassicurazioni dell’Ema non hanno evidentemente conquistato i cittadini. Se il 94% delle fiale Pfizer è stato somministrato, quelle di AstraZeneca si fermano al 54 per cento,  secondo un articolo di La Repubblica.

Domani il pronunciamento dell’Agenzia Europea su eventuali limitazioni, per età o categorie, da applicare alle somministrazioni del farmaco. L’università di Oxford ha intanto sospeso la sperimentazione del siero sui bambini.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.