Il movimento democratico di Hong Kong ha conquistato almeno 388 seggi sui 452 in palio nelle elezioni per i consigli distrettuali che si sono svolte domenica nell’ex colonia britannica. Secondo quanto riporta l’emittente Rthk poco dopo mezzogiorno di oggi, le cinque del mattino in Italia, in attesa dei dati definitivi, i partiti pro-democrazia hanno vinto con circa il 90% dei voti assestando un duro colpo al governo locale pro Pechino.

L’AFFLUENZA RECORD – Domenica si era registrata una affluenza record alle elezioni distrettutali, primo vero test per il governo pro-Pechino guidato dalla governatrice Carrie Lam, dopo cinque mesi di violente proteste. Quasi 3 milioni di cittadini (2,94) si sono recati alle urne, pari al 71,2% degli avanti diritto, secondo i dati illustrati dalla Commissione per gli affari elettorali. Si tratta dell’affluenza più alta mai registrata dal passaggio nel 1997 della città dal controllo di Londra a Pechino, superando non solo quella del 2015 (47%, il massimo fino a oggi per il voto distrettuale), ma anche il 58% raggiunto nel 2016 per le più importanti elezioni del parlamentino locale

LA CAMPAGNIA PRO-DEMOCRAZIA – I consigli distrettuali sono sempre stati guidati da eletti vicini all’esecutivo in linea con Pechino. Dopo un semestre di violenza nelle strade, il campo pro-democrazia ha voluto approfittare di questa rara opportunità di esprimersi per minare il dominio filocinese e dare un nuovo respiro alla protesta. Circa 400mila persone in più, rispetto al normale, si sono iscritte quest’anno alle liste elettorali, principalmente grazie a una campagna di mobilitazione organizzata dal movimento pro-democrazia. L’elezione dei consiglieri distrettuali segue il sistema di voto che, a Hong Kong, è il più vicino alla rappresentanza diretta.

L’IMPORTANZA DEL VOTO – Queste elezioni non hanno valore solo simbolico dato che sei seggi del Consiglio legislativo (LegCo, il Parlamento di Hong Kong), che sarà rinnovato l’anno prossimo, verranno scelti tra i candidati provenienti proprio dai Consigli distrettuali. E questi Consigli invieranno anche 117 membri al collegio elettorale controllato da Pechino e incaricato di eleggere il governatore. Nelle ultime settimane, il governo ha minacciato di posticipare il voto se fosse continuata la violenza nelle strade, e i manifestanti hanno risposto congelando le proteste per non inficiare il voto. Una pausa relativa ha coinvolto anche la sede dell’università (PolyU), dove sono barricati da giorni i manifestanti più radicali: l’ateneo è stato teatro lo scorso fine settimana dello scontro più violento con la polizia avvenuto da giugno. Anche domenica mattina, ingenti forze dell’ordine sono state dispiegate nei seggi elettorali.