Affluenza record a Hong Kong per le elezioni distrettuali, primo test per il governo pro-Pechino dopo cinque mesi di proteste. Quasi 3 milioni di cittadini (2,94) si sono recati alle urne, pari al 71,2% degli avanti diritto, secondo i dati illustrati dalla Commissione per gli affari elettorali. Si tratta dell’affluenza più alta mai registrata dal passaggio nel 1997 della città dal controllo di Londra a Pechino, superando non solo quella del 2015 (47%, il massimo fino a oggi per il voto distrettuale), ma anche il 58% raggiunto nel 2016 per le più importanti elezioni del parlamentino locale.

In tutta la regione semi-autonoma, fin dalla mattina, si sono formate lunghe code attorno ai seggi elettorali, in un voto che dovrebbe segnare un’avanzata del movimento democratico. Secondo il South China Morning Post, 90 dei primi 100 seggi assegnati (su 452) sono andati agli esponenti del campo pro-democrazia, mentre l’Alleanza democratica per il miglioramento e il progresso, partito filo-Pechino, ha subito profonde perdite. In genere, queste elezioni per scegliere i 452 membri dei 18 consigli distrettuali, competenti soprattutto su questioni di vita quotidiana come la raccolta dei rifiuti, non suscitano grande interesse. Ma le proteste, che da giugno hanno trascinato la città nella più grave crisi politica, hanno trasformato la tornata elettorale in un test per la governatrice locale Carrie Lam, pro-Pechino, e per i manifestanti che da mesi chiedono riforme democratiche.

I consigli distrettuali sono sempre stati guidati da eletti vicini all’esecutivo in linea con Pechino. Dopo un semestre di violenza nelle strade, il campo pro-democrazia ha voluto approfittare di questa rara opportunità di esprimersi per minare il dominio filocinese e dare un nuovo respiro alla protesta. Circa 400mila persone in più, rispetto al normale, si sono iscritte quest’anno alle liste elettorali, principalmente grazie a una campagna di mobilitazione organizzata dal movimento pro-democrazia. L’elezione dei consiglieri distrettuali segue il sistema di voto che, a Hong Kong, è il più vicino alla rappresentanza diretta.

Secondo gli analisti, la forte affluenza può significare una vittoria del fronte democratico. Di fatto, queste elezioni non hanno valore solo simbolico dato che sei seggi del Consiglio legislativo (LegCo, il Parlamento di Hong Kong), che sarà rinnovato l’anno prossimo, verranno scelti tra i candidati provenienti proprio dai Consigli distrettuali. E questi Consigli invieranno anche 117 membri al collegio elettorale controllato da Pechino e incaricato di eleggere il governatore. Nelle ultime settimane, il governo ha minacciato di posticipare il voto se fosse continuata la violenza nelle strade, e i manifestanti hanno risposto congelando le proteste per non inficiare il voto. Una pausa relativa ha coinvolto anche la sede dell’università (PolyU), dove sono barricati da giorni i manifestanti più radicali: l’ateneo è stato teatro lo scorso fine settimana dello scontro più violento con la polizia avvenuto da giugno. Anche domenica mattina, ingenti forze dell’ordine sono state dispiegate nei seggi elettorali.