Nessuna esenzione a Hong Kong e Stati Uniti fuori dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Decisioni che arrivano in giorni infuocati per la Casa Bianca. Il caso di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni ucciso nel violento intervento dell’agente George Chauvin a Minneapolis, aggiunge un’incendiaria tensione interna che sta mettendo sottosopra tutto il Paese. Che aveva già le sue questioni aperte. Come il coronavirus, naturalmente – il Paese resta quello più colpito al mondo con 1.747.087 contagi e 102.836 decessi, dati della Johns Hopkins University. E in politica estera, nella quale spiccano soprattutto la questione Hong Kong e i rapporti conflittuali con l’Oms. Due questioni che riguardano comunque il solito rivale: la Cina.

Non che non ci fossero già motivi per essere ai ferri corti con Pechino; ma all’infinita questione degli accordi commerciali e alle accuse sulle responsabilità della Cina per la pandemia da covid-19 si aggiunge l’affaire Hong Kong. L’Assemblea Nazionale di Pechino ha approvato la nuova legge sulla sicurezza che, secondo gli attivisti pro-democrazia e secondo la maggior parte della comunità internazionale, violerebbe lo status “un Paese, due sistemi”. Trump ha così affermato che gli Stati Uniti cominceranno “il processo per eliminare le esenzioni che conferiscono a Hong Kong un trattamento speciale, perché con la stretta di Pechino l’ex colonia britannica non è più autonoma“, e che comprendono una vasta gamma di accordi, dall’estradizione, al commercio alla tecnologia.

In una conferenza stampa nel giardino della Casa Bianca Trump ha detto che la Cina ha violato i suoi impegni su Hong Kong assunti con il Regno Unito nel 1994 e che “ha sostituito la politica di ‘un paese, due sistemi’ con quella di ‘un paese, un sistema’ “. Quindi la sua amministrazione non considererà più autonoma Hong Kong e revocherà qualsiasi trattamento preferenziale. Sanzioni verranno imposte a responsabili del partito comunista cinese a Hong Kong. Verrà anche vietato l’ingresso negli Usa a “certi cinesi” ritenuti un “rischio” per la sicurezza del Paese. E una direttiva potrebbe cancellare i visti di migliaia di studenti universitari e ricercatori cinesi in America che hanno legami diretti con università affiliate all’esercito di liberazione popolare. Il presidente Usa ha rimandato anche il previsto viaggio del dipartimento di Stato per la regione autonoma, per riflettere “sull’aumentato pericolo di sorveglianza”.

Negli scorsi giorni oltre 360 persone sono state arrestate a Hong Kong dopo le proteste contro la nuova legge sulla sicurezza. Le manifestazioni danno seguito alle tensione avviate negli anni scorsi con la Rivoluzione degli Ombrelli e con le manifestazioni contro la legge sull’estradizione. Critiche alla legge erano arrivate dal Segretario di Stato Mike Pompeo e dal Regno Unito, il cui ministro degli Esteri Dominic Raab aveva annunciato di voler avviare un percorso per offrire cittadinanza a oltre 300mila abitanti del territorio autonomo. Sulla questione esiste una comunità di vedute tra Trump e Boris Johnson, premier britannico, come provato da una telefonata tra i due leader politici.

C’è sempre la Cina anche dietro l’annuncio della fine delle relazioni tra Usa e Oms. Trump ha annunciato la decisione, precisando che i fondi Usa verranno dirottati ad altre organizzazioni nel mondo. Il presidente aveva già criticato l’atteggiamento filo-cinese dell’organizzazione e del presidente Adhanom Ghebreyesus. “La Cina ha il controllo totale, nonostante versino solo 40 mlioni di dollari all’anno“.

Redazione