Hong Kong è una polveriera. Almeno 370 persone sono state arrestate dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza approvata dalla Cina. Migliaia di persone sono scese in piazza, nonostante i divieti per via del coronavirus. La tensione non è soltanto locale. Le reazioni della comunità internazionale hanno dato seguito alle spaccature già ampiamente avviate con Pechino. In particolare, quelle di Stati Uniti e Regno Unito.

La Camera dei rappresentanti ha approvato nuove sanzioni volte a colpire gli interessi cinesi nell’ex colonia britannica. Le misure puntano alle banche che fanno affari con funzionari collegati alla repressione dei dimostranti a Hong Kong. “È una legge brutale, che legittima una repressione nei confronti del popolo di Hong Kong ed è intesa distruggere le libertà che erano state promesse”, ha dichiarato la Speaker della Camera Nancy Pelosi. La misura dovrà passare al Senato prima di essere sottoposta alla firma del presidente Donald Trump. Si tratta di un’ulteriore stretta da parte di Washington dopo la cancellazione dello status speciale di Hong Kong e lo stop all’export per la difesa e dei prodotti ad alta tecnologia.

La questione Hong Kong è un altro tassello delle tensioni, crescenti, tra gli Stati Uniti e la Cina. Un ulteriore terreno di scontro dopo i complicati rapporti commerciali tra i due Paesi e lo scaricabarile sulla responsabilità per la pandemia da coronavirus.

Police detained a protester during a march marking the anniversary of the Hong Kong handover from Britain to China, Wednesday, July. 1, 2020, in Hong Kong. Hong Kong marked the 23rd anniversary of its handover to China in 1997, and just one day after China enacted a national security law that cracks down on protests in the territory. (AP Photo/Kin Cheung)

Pechino ha intanto fatto sapere che prenderà “misure adeguate” qualora Londra dovesse procedere con il suo piano di facilitazione del regime dei visti nei confronti di 3 milioni di abitanti di Hong Kong. L’eventualità era stata paventata dal primo ministro Boris Johnson e dal ministro degli Esteri Dominic Raab all’approvazione della legge da parte della Cina. La misura è per Boris Johnson una “grave violazione” della Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1985 in base alla quale Hong Kong avrebbe dovuto godere di 50 anni di autonomia speciale con garanzie di libertà più ampie in basse all’approccio “un paese, due sistemi”. Il ministro degli Esteri britannico ha convocato l’ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming, per manifestare la sua insoddisfazione.

Anche l’Australia ha fatto sapere di essere pronta a dare rifugio agli abitanti del territorio semi-autonomo, così come Taiwan e la Corea del Sud hanno espresso critiche sulla legge applicata su Hong Kong. Dove si continua comunque a scendere in piazza. E dove continuano gli interventi delle forze dell’ordine. Solo una parte dei fermi sarebbe riconducibile alle nuove restrizioni che stringono le misure su reati di secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere, punibili anche con l’ergastolo.

Police inspect a roadblock on a main road during a march marking the anniversary of the Hong Kong handover from Britain to China, Wednesday, July. 1, 2020, in Hong Kong. Hong Kong marked the 23rd anniversary of its handover to China in 1997 just one day after China enacted a national security law that cracks down on protests in the territory. (AP Photo/Vincent Yu)