Sono 40, anche solamente una sarebbe troppo, le donne vittime di femminicidio per mano di partner o ex partner in Italia nel 2023. Questo è l’aspetto più drammaticamente evidente di un fenomeno dilagante testimoniato dalle oltre 20mila richieste di aiuto ai centri anti violenza.
La scomparsa di Giulia Cecchettin ed il ritrovamento del corpo, martoriato, gettato dal fidanzato in un dirupo ha riportato al centro del dibattito pubblico un tema che richiede una profonda riflessione sui rapporti sentimentali; questa riflessione è ancora più urgente da parte dei giovani.
È chiaro che questa violenza poggia su un diffuso maschilismo e alterato rapporto tra generi, presente a tutti i livelli della società.
Dal mio osservatorio di adolescente mi chiedo cosa possa concorrere alla soluzione (ammesso che esista) di questa lacerazione interna della società. Ritengo che parlarne sia il punto di partenza insieme alla consapevolezza delle tipologie di rapporti esistenti tra gli adolescenti.
Parlare per illuminare la conoscenza attuale dei fatti. Come la maggior parte dei miei coetanei utilizzo Tik-Tok e navigando vedo molti video postati sia da ragazze che da ragazzi che hanno come argomento centrale il tema del possesso descritto come valore positivo all’interno di un rapporto affettivo. Un esempio: un video di 20 secondi circa, musica accattivante di sottofondo, immagine della persona che posta e frasi come: “Una persona fidanzata non necessita di uscire con altri, di vestirsi in un certo modo, scriversi con altri”.

Ecco, frasi come queste, pubblicate sempre con grande orgoglio da parte dei ragazzi nascondono a chi guarda un aspetto che in pochi notano: una profonda violenza comunicata in modo subdolo. Una violenza che lentamente entra a far parte dei rapporti e che può trasformarsi da psicologica e verbale a fisica in qualsiasi momento.
La diffusione e l’apprezzamento di video di questo tipo ci interroga su che tipo di relazioni vogliamo per noi, sulla necessità di aiuto a comprendere i rapporti che è sano instaurare e quali dobbiamo evitare.
Per questo è fondamentale, soprattutto per gli adulti, insegnanti, educatori, genitori venire a conoscenza di questo tipo di comunicazione, perché il problema va sradicato dalla radice che è proprio questa.
E se non blocchiamo la radice prima che cresca diventerà un albero sempre più grande, un albero fatto di morti innocenti.

Talvolta le famiglie non riescono, per mille motivi a esercitare il ruolo di educatori su questi aspetti e qui devono intervenire le istituzioni perché questo è il loro compito: tutelare i cittadini e sotto questo aspetto le istituzioni ormai da troppo tempo si sono dimostrate assenti.
Le serie televisive ultimamente hanno condizionato migliaia di menti giovani, trasformandole e rendendole talvolta malate poiché si è venuta a creare una vera e propria attrazione verso i personaggi che interpretano i ruoli più violenti. L’esempio perfetto credo sia quello di Ciro, della serie “Mare fuori”. Mi sono reso conto di questo nuovamente grazie a Tik-Tok. Stavolta, i video sono diversi. Ma non meno inquietanti. È nata così la figura del “malessere”, un ragazzo possessivo, estremamente geloso, che non lascia alcun tipo di libertà in una relazione. E pensandoci ci rendiamo conto che queste sono caratteristiche presenti in ogni relazione tossica che può trasformarsi in violenta.

La figura del “malessere” viene ammirata da migliaia di ragazze che pubblicano video ostentando il loro apprezzamento perché visto come un vero uomo, forte e che ha il compito e il potere di proteggerle.
È necessaria un’educazione idonea, da portare avanti nelle scuole, per far comprendere agli adolescenti che da ciò non nascerà mai una vera storia d’amore ma solo violenza, non libertà, ma sopraffazione.
Guardando le giovani generazioni, non si deve commettere l’errore di coinvolgere i soli ragazzi nelle occasioni di educazione, ma coinvolgere anche le ragazze per far crescere una nuova generazione libera da vecchi e nuovi stereotipi.

Luigi del Carlo

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