I numeri parlano chiaro. Pina Picierno, a 72 ore dalla rottura con il Pd, ha messo in piedi la sua creatura, Spazio Pubblico, e ricevuto circa 7500 adesioni. Un centinaio di militanti e attivisti in media ogni ora sceglie di schierarsi con la nuova sfida della battagliera Vicepresidente del Parlamento Europeo. È lei stessa a chiarire che l’addio al Partito Democratico non si tradurrà nella nascita dell’ennesima micro-corrente o di velleitaria sigla o sigletta di partito, bensì in un progetto politico che ambisce a occupare uno spazio oggi percepito come vuoto: quello di un europeismo riformista, liberaldemocratico e non subordinato alle logiche del bipolarismo radicalizzato. «Spazio Pubblico – ci viene detto – si propone di aggregare amministratori, riformisti, cittadini e forze moderate che non si riconoscono né nell’attuale impostazione del centrosinistra né nelle dinamiche del centrodestra».

Il riferimento più immediato vola a Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese e fondatore del movimento Place Publique, datato 2018. Un punto di riferimento notorio tra i riformisti: il primo soggetto politico europeista e atlantista che non concede sconti al populismo. Alla base della scelta vi è dunque quell’alleanza tra Schlein e Conte che ha visto mutare la prospettiva del Pd negli ultimi anni. Picierno individua nel progressivo scivolamento dem verso posizioni populiste e identitarie le ragioni della sua uscita, giudicando il campo largo incapace di rappresentare un’alternativa di governo credibile. «Il campo largo è diventato una categoria dello spirito: dove si riunisce? Qual è il programma? Qual è l’idea di Paese, di Europa e di mondo che si ha? Tutto questo non è chiaro e ciò rende quel campo difficilmente credibile e pure difficilmente praticabile. Oggi Pd e Conte pensano cose diverse sull’Italia, sull’Europa e sul Mondo», dichiara Picierno. Che di Giuseppe Conte e Giorgia Meloni pensa la stessa cosa: «Sono due populismi, entrambi, gli italiani meritano un’offerta politica fuori da questi populismi incrociati». Tenersi fuori dal Campo largo, quindi? «In questo momento Spazio Pubblico è al centro», scandisce bene Picierno. E non a caso l’approdo è quello del Partito Democratico Europeo, nella famiglia di Renew Europe, con l’obiettivo di rafforzare una piattaforma fondata sulla democrazia liberale, sull’integrazione europea e sul riformismo.

L’iniziativa ha immediatamente raccolto consensi nell’area centrista e liberale. Carlo Calenda ha definito la nascita di Spazio Pubblico un passaggio importante per costruire un’offerta politica europea, liberale e distante dalle derive populiste. Analogo apprezzamento è arrivato da Sandro Gozi, che ha salutato l’ingresso di Picierno nell’area di Renew Europe come un rafforzamento politico e simbolico dell’intero progetto europeista. Anche il Partito Liberal Democratico di Luigi Marattin ha accolto favorevolmente la scelta, considerandola coerente con la necessità di costruire un’offerta politica ampia, autorevole e non proprietaria. Tra le adesioni più significative spicca quella di Anna Paola Concia, storica esponente della sinistra impegnata sui diritti civili. Per Concia, il valore del progetto sta nella capacità di rompere una polarizzazione che considera soffocante e sterile. La politica italiana, sostiene, è diventata ostaggio di un clima di radicalizzazione permanente che riduce il confronto a tifoseria e scontro identitario. Da qui la necessità di costruire un luogo politico più accogliente, capace di attrarre chi non si riconosce negli estremismi contrapposti e desidera affrontare i problemi con pragmatismo e libertà di pensiero.

Marco Taradash, storico esponente radicale oggi con Europa Radicale, ha aderito a Spazio Pubblico: «Picierno ha la stoffa della leader, ha saputo costruire l’identità di una sinistra liberale europea. E a differenza di altri, che si sono fatti intimidire, ha saputo rompere con il Nazareno e già indicato la strada di una aggregazione che rompa le croste degli schieramenti attuali, molto simili nei contenuti e ugualmente chiusi in se stessi nella conservazione dei loro spazi». Hanno aderito anche il virologo Roberto Burioni, l’ex direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, gli avvocati Emilia Rossi e Gennaro Iancotti, esponenti del Sì al referendum. Ha aderito un ex senatore Pd del calibro di Stefano Esposito. E c’è anche il primo eletto di Spazio Pubblico, il consigliere comunale di Roma, Giuseppe Lobefaro. Personalità provenienti dal mondo civico, professionisti, attivisti di area riformista e liberale. Pur non facendo della riforma elettorale una priorità immediata, il nuovo movimento si presenta come una contestazione culturale del bipolarismo rigido che negli ultimi anni ha dominato il dibattito pubblico. L’obiettivo dichiarato è ricostruire un’area riformista autonoma, capace di dialogare con mondi diversi senza rinunciare alla propria identità europeista. Il sito www.spaziopubblico.eu continua a macinare nominativi, speranze, idee. Quelle che oggi, in serata, saranno pubblicate sul sito del movimento, con un Manifesto di Valori suddisivo in dieci voci principali.

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.