Politica
Il governo alla prova di fine legislatura
Ci aspettano mesi difficili, ubicati in un arco temporale davvero critico perché legato al bilancio di fine legislatura dell’attuale governo. A fine gennaio avevamo ricordato una serie di verifiche negative dell’operato dell’esecutivo: la sottovalutazione dei fattori esogeni prodotti dalle varie guerre e dalle decisioni prese sui dazi; la mancata spesa, entro il 31 agosto prossimo, delle risorse del Pnrr; il Piano Mattei; l’attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni; la riforma portuale; il centro siderurgico di Taranto. A queste criticità si aggiunge l’instabilità decisionale di Donald Trump. E allora, in questo anno cerniera tra l’attuale legislatura e la prossima, diventa quasi obbligato per il governo dare vita a una proposta organica che da un lato concluda positivamente atti programmatici disegnati e rimasti in una fase embrionale, e dall’altro prospetti le motivazioni che supportano una motivata continuità delle scelte già prese con una contestuale ampia motivazione sulle certezze (soprattutto finanziarie).
Gli impegni del governo
Prendono corpo così due distinti passaggi obbligati, che necessariamente dovranno caratterizzare i lavori del governo: l’anno delle conclusioni programmatiche; l’anno della prospettazione degli scenari e delle strategie della prossima legislatura. In merito al primo impegno, quello legato alla necessità di portare a termine i vari impegni programmatici, penso che sia opportuno affrontare e risolvere in modo organico i singoli obiettivi. L’instabilità decisionale trumpiana ha prodotto, solo con gli annunci, un danno di circa 25 miliardi di euro. Occorre quindi che lo Stato intervenga sul comparto assicurativo per evitare che le attività che caratterizzano i due momenti chiave della crescita commerciale non siano penalizzate in modo irreversibile. Sulle cose da fare dopo il 31 agosto – cioè dopo l’ultima scadenza imposta dall’Unione europea per la disponibilità delle opere del Pnrr – rimane, a mio avviso, solo una possibile soluzione: inserire nella prossima Legge di Stabilità una destinazione pluriennale di risorse (11 miliardi di euro per dieci anni) per il completamento delle opere non più coperte dal Pnrr. Per il Piano Mattei, vista la validissima intuizione pianificatoria che ripone grande attenzione al continente africano, penso sia opportuno trasformare i vari M.O.U. in interventi davvero supportati da adeguate risorse, affidando l’attuazione a organismi strutturati come l’ENI.
Per quanto concerne i Livelli Essenziali delle Prestazioni, e quindi l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni, sarà bene che il governo riconosca il costo reale di una simile riforma; un costo che può essere sostenuto solo identificando un arco temporale lungo per la sua attuazione (10-15 anni). È meglio ammettere i propri errori che insistere. Sulla riforma portuale penso sia necessario il riconoscimento dell’autonomia finanziaria dei gestori delle singole Autorità di Sistema Portuale e, al tempo stesso, occorre rendere interagibili, attraverso uniche S.p.A., gli hub portuali con quelli interportuali. Quanto al Centro siderurgico di Taranto, ultimamente il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha dichiarato: “O si costruiscono le condizioni per fare industria a Taranto oppure l’industria sparirà. Come abbiamo detto più volte occorre una volontà esplicita degli enti locali e una presa di posizione responsabile anche da parte delle organizzazioni sindacali”. Il governo penso sappia bene che una mancata soluzione provocherebbe una bomba sociale pericolosissima (una perdita di oltre 20.000 posti di lavoro).
Una Legge di Stabilità
In merito al secondo impegno, quello legato ai possibili scenari e alle relative linee strategiche, uno degli obiettivi da perseguire nella prossima legislatura è quello relativo a una revisione sostanziale dello strumento della Legge di Stabilità (una volta chiamata Legge finanziaria). Un provvedimento varato metodologicamente con la legge 468 del 1978, quasi mezzo secolo fa, e rivisitato nel tempo solo parzialmente; un provvedimento, quindi, molto lontano dalla serie di evoluzioni dei sistemi finanziari, molto lontana dalle evoluzioni avvenute tra la disciplina finanziaria italiana e quella comunitaria. Una legge che dovrebbe garantire la concreta attuazione di riforme e di piani come la riforma dell’offerta portuale, come il Piano per il dissesto idrogeologico, come il progetto legato alla transizione energetica e il ricorso all’energia nucleare. Una Legge di Stabilità, quindi, che dovrebbe consentire il coinvolgimento di capitali privati attraverso una reinvenzione dello strumento del Partenariato Pubblico Privato e del “Canone di disponibilità”.
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