Francesco Pantaleo, 23 anni, era uno studente di ingegneria informatica a Pisa. Originario di Marsala, in Sicilia, era scomparso nel nulla una settimana fa senza lasciare dietro di se alcuna traccia. Non un biglietto, non un messaggio. Il suo corpo è stato ritrovato carbonizzato in un campo di girasoli a San Giuliano Terme.

Ci sono voluti giorni per capire che quel corpo ritrovato nell’hinterland di Pisa fosse davvero quello di Francesco. La sua famiglia ha sperato fino all’ultimo che non si trattasse di lui. Accanto al corpo non c’erano documenti e in nessun modo è stato possibile capire che si trattasse di lui. Poi le analisi del Dna hanno portato alla luce quella drammatica verità.

Ora si attende il risultato dell’autopsia. Francesco si è suicidato o è stato ucciso? Per il momento quella giovane morte è ancora un mistero. “Indaghiamo sia sull’ipotesi dell’omicidio che sul suicidio — dice Giovanni Mennella, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Pisa al Corriere della Sera—. L’unica cosa certa sino ad oggi è che non abbiamo elementi per individuare eventuali responsabili. Non sono state trovate impronte, non ci sono indizi o testimonianze. Non ci sono auto o scooter abbandonati ma neppure contenitori di benzina. Solo l’esame autoptico ci potrà dare qualche verità”.

Secondo quanto raccontato dalla famiglia e dagli amici, Francesco non aveva problemi. Studiava ingegneria informatica da 4 anni e non gli mancava troppo alla laurea. Viveva in una zona residenziale di Pisa, non distante da pescina, dove è stato ritrovato il suo corpo. Nella sua stanza ha lasciato portafoglio, bancomat, telefono, computer e gli occhiali da vista, si è chiuso dietro le spalle la porta dell’appartamento che condivideva con altri coinquilini ed è sparito. Forse è arrivato lì di notte, probabilmente a piedi, e nessuno si è accorto di lui. Solo qualcuno degli abitanti della zona quella sera ha notato del fumo ma nessuno ha dato peso all’evento: in quella zona spesso di sera i contadini bruciano le sterpaglie.

Poi c’è il mistero della data della laurea: Francesco avrebbe raccontato ai suoi che doveva laurearsi il 27 luglio. Un appello di laurea in cui però non compariva il suo nome. Perché avrebbe fatto una cosa simile? Francesco a casa ha lasciato anche il computer nuovo, sul quale lavorava da tre mesi, era ripulito, senza nemmeno un file. E avrebbe anche tentato di cancellare il sistema di geolocalizzazione del cellulare ragalatogli dal padre, come risulta da una mail. L’ultimo contatto con la famiglia, per telefono, risale a venerdì 23 luglio. Sembrava sereno, ha assicurato che andava tutto bene e che sarebbe uscito per andare a correre.

Qualche ora prima del ritrovamento del corpo carbonizzato sulla pagina Facebook spotted Unipi, molto frequentata dagli universitari pisani, una ragazza rimasta anonima aveva scritto una lettera appello a Francesco Pantaleo: “Non ti conosco ma ho avuto il sospetto che sulla tua scomparsa c’entrasse l’università e sai perché? Perché ci sono passata anche io e tantissime volte avrei voluto lasciare tutto, perché mi sentivo così in difetto e una continua delusione per i miei genitori. Anche io studiavo ingegneria informatica e più che un corso di laurea per me era una sofferenza”. Intanto i suoi familiari si stringono nel dolore e in quella disperazione iniziata sette giorni fa con gli accorati appelli al figlio a farsi vivo. Ora nessuno potrà rispondere più e intanto si cerca di fare luce su quello che attualmente è un vero e proprio giallo.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.