La vaccinazione «un dovere morale e civico». La scuola in presenza come «assoluta priorità» della politica e di tutti noi. L’appello al «senso di comunità» e alla «responsabilità collettiva» perché «la pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso». Le riforme «programmate che adesso devono diventare realtà. Non possiamo fallire».

Sono saliti tutti al Quirinale i direttori di giornali, di telegiornali, i più quotati quirinalisti e i più semplici cronisti parlamentari. Tutti ad ascoltare le parole di Sergio Mattarella in quello che potrebbe essere il suo “ultimo” Ventaglio, la tradizionale cerimonia in cui la stampa accreditata e la stampa parlamentare consegnano al Capo dello Stato (così come ai Presidenti di Camera e Senato) il ventaglio per alleviare la calura estiva.

Ma forse anche no. Potrebbe, quello di ieri, non essere l’ultimo. Di sicuro è stato l’ultimo del settennato. E tra una settimana, il 3 agosto, inizia il semestre bianco, gli ultimi sei mesi di mandato in cui la Costituzione stabilisce che non possano essere sciolte le Camere. Mattarella, come sempre, ha detto quello che doveva e voleva dire senza indugiare in parole o passaggi interpretabili. Ha indicato ancora una volta le priorità, le urgenze, dai vaccini alle riforme passando per la scuola. Ma è stato anche “duro” con quella politica che fa ostruzionismo rispetto alle riforme. E con i giornalisti quando, con pungente ironia e richiamo ai principi della deontologia professionale, li ha invitati a fare attenzione perché sono fin troppe le fakenews fabbricate all’ombra del “Quirinale”. Al Presidente della Repubblica è sembrato veramente troppo, ad esempio, attribuire al “Quirinale” un giudizio negativo rispetto alla riforma Cartabia sul processo penale. Una notizia che gli uffici sono stati costretti a smentire costringendolo ad uscire da quel ruolo di arbitro che è stata la cifra del suo settennato. Sette anni, tre governi, una serie innumerevole di impasse politici e poi, anche, la pandemia. Anni difficili in cui il Quirinale è stato l’ombelico delle nostre vite, il punto fermo quando nulla era al proprio posto.

Marco di Fonzo, presidente della Stampa parlamentare, aveva invitato il Presidente a riflettere un po’ su tutti i passaggi di questi sette anni concentrandosi su pandemia, crisi sociale e crisi economica. Chiedendo lumi sull’agenda del governo e del parlamento, a cominciare da quella riforma del processo penale che tante fibrillazioni sta dando alla maggioranza. «Non posso entrare in valutazioni strettamente politiche che devono essermi estranee», ha premesso il Capo dello Stato che ha accolto i giornalisti nei giardini del Quirinale chiusi ormai da marzo 2020 e che stanno piano piano tornando alla loro vita.

Ma ci sono tanti modi di confezionare messaggi politici. Sulla pandemia e sulla campagna vaccinale ad esempio. «Desidero dare atto alle forze politiche e parlamentari, di maggioranza e di opposizione, ai governi che si sono succeduti durante la pandemia, di aver compreso la gravità della situazione sanitaria, economica e sociale, manifestando complessivamente – al di là di inevitabili differenze di toni e di opinioni – uno spirito di sostanziale responsabilità repubblicana». Ma quello che stiamo vivendo è solo «l’inizio dell’uscita dalla crisi». Ed è necessario che «le forze politiche continuino a lavorare nella doverosa considerazione del bene comune del Paese». Guai a «smarrire la consapevolezza dell’emergenza che tuttora stiamo attraversando sui versanti sanitario, economico e sociale. Che non si pensi di averli alle spalle». Mai come adesso sono necessarie «serietà e responsabilità».

Il primo, il più importante, è l’appello a farsi vaccinare, «un dovere morale e civico» perché «senza attenzione e senso di responsabilità rischiamo una nuova paralisi della vita sociale ed economica». Ecco che le polemiche sul green pass diventano, in questa ottica, pretestuose e fuorvianti.

«La libertà è condizione irrinunziabile ma chi limita oggi la nostra libertà è il virus non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo». Su tutto devono prevalere «il senso di comunità» e «la responsabilità collettiva».

Il secondo appello riguarda la scuola. La pandemia ha imposto «grandi sacrifici in tanti ambiti». Cominciare dalla scuola dove sono stati registrati «danni culturali e umani, sofferenze psicologiche diffuse che impongono di reagire con prontezza e con determinazione». Ecco perché «il regolare andamento del prossimo anno scolastico deve essere un’assoluta priorità». Parla agli insegnanti e ai genitori il Presidente della Repubblica e il “nonno”: «Gli insegnanti, le famiglie, tutti devono avvertire questa responsabilità, questo dovere e comportarsi di conseguenza».
Tassativo – il suo terzo appello – anche sulle riforme programmate che «devono diventare realtà. Non possiamo fallire: è una prova che riguarda tutto il Paese, senza distinzioni. Quando si pongono in essere interventi di così ampia portata, destinati a incidere in profondità e con effetti duraturi, occorre praticare una grande capacità di ascolto e di mediazione. Ma poi bisogna essere in grado di assumere decisioni chiare ed efficaci, rispettando gli impegni assunti». È l’approvazione, che è sempre bene ribadire, del metodo Draghi: ascolto confronto e poi decisione finale, anche a colpi di fiducia. Perché quella contro il virus è anche, soprattutto, una lotta contro il tempo.

Come se fosse il suo ultimo Ventaglio – e chissà se lo sarà veramente – il Capo dello Stato ha voluto ringraziare i giornalisti per la “puntualità” nel lavoro svolto di questi anni e per aver talvolta «saputo prospettare significative sollecitazioni». Ma proprio ai giornalisti Mattarella ha consegnato anche un passaggio amaro. Talvolta «una falsa notizia può essere spacciata per vera perché non risulta smentita». Ma per il Presidente della Repubblica sarebbe «un esercizio davvero arduo e preminente smentire tutte le fake news, fabbricate, sovente, con esercizi particolarmente acrobatici». Vale per il recente passato. Ma valga anche per i prossimi mesi quando il suo nome sarà evocato ogni giorno in vista di un bis che nel Vietnam parlamentare della legislatura è sempre l’ipotesi più ragionevole.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.