Sembra impossibile, eppure a guardarci bene esistono case sopra i cui tetti non ci sono antenne, persone che non guardano la televisione. E capita, cercando notizie di vecchi amici, di scoprire che non stanno su WhatsApp, nei social. Migliaia di persone, piccole comunità, parlano quotidianamente il greco omerico, l’occitano, l’arbëreshe, il ladino, in tanti nella provincia profonda non comunicano in italiano. Sui treni alcuni non tirano mai fuori il cellulare per far sapere al mondo i fatti loro, è spento nel fondo di una tasca, silenziato, forse non lo hanno dietro o proprio non ne possiedono uno e sono reperibili solo su un’utenza fissa, negli orari in cui sono in casa. Qualcuno sbircia il video del citofono e non apre né ai venditori né ai testimoni di Geova.

Molti non bloccano più le chiamate dei call center, che sono una su due delle telefonate che si ricevono: non rispondono ai numeri sconosciuti. Non parlano ai sondaggisti, non compilano i questionari e sfidano le ritorsioni dei censimenti. Non solo se si fa una ricerca su internet, dopo, si è invasi dalla pubblicità riguardante quella ricerca: basta parlare al telefono più volte di un argomento per essere poi sommersi da profetici messaggi pubblicitari. Una miriade di piccole emittenti manda in onda musica neomelodica, al sud, e new liscio al nord, e pur se incredibile tanti ragazzi sfidano l’alba urlando le chiamate della morra, impermeabili alle note della trap. I soliti noti occupano, immanenti, i talk televisivi, le prime pagine dei giornali, analizzando solo l’Italia ciarliera, quella che narcisisticamente cerca la luce. L’ombra del paese non la conosce nessuno, e rispetto a essa nessuno ha analisi attendibili. Così il silenzio sorprende il frastuono, all’improvviso l’ombra sovrasta la luce, e può essere un bene o un male.

I gilet gialli sono sbucati da una regione nascosta, cancellata da sempre, nella comunicazione, dalla centralità rumorosa di Parigi. Fuori da ogni previsione salottiera. E le Sardine non sono una sorpresa, sono il rumore solito, che si trasforma, passa da un contenitore all’altro e poi si spegne. In termini di analisi si ragiona su ciò che si conosce, solo, e nessuno esce dal noto per navigare nel mare sempre più grande di un margine che include milioni di individui ignoti. E per questo, e per fortuna o sfortuna, crescono e nascono le sorprese: le moltitudini di azioni individuali che formano il moto continuo, e rivoluzionario, della storia.