La corrente delle Sardine cambia subito direzione di marcia, in seguito alla dichiarazione di Stephen Ogongo, giornalista keniano e Sardina di 45 anni, che apre a tutti i movimenti la manifestazione di protesta, prevista per sabato 14 novembre in piazza San Giovanni a Roma. È stato proprio Ogongo, uno degli organizzatori dell’iniziativa, a creare inconsapevolmente un terreno di scontro via social che ha visti le Sardine e CasaPound in combutta. «Per ora è ammesso chiunque, pure uno di CasaPound va benissimo. Basta che in piazza scenda come una Sardina», ha spiegato il giornalista in un’intervista al Fatto Quotidiano. Un invito che è stato subito accolto con entusiasmo da Simone Di Stefano, leader di Casa Pound, che ha confermato la loro presenza in piazza. «L’apertura delle Sardine di Roma stupisce, ma va nella direzione del dialogo e noi da sempre ci confrontiamo con tutti». E poi ha continuato più risoluto: «Al momento le Sardine mi sembrano un contenitore vuoto, manovrato dalla sinistra, ma noi siamo pronti ad andare in piazza, senza bandiere».

Una dichiarazione sorprendente che vedrebbe coinvolti due movimenti non sovrapponibili se non le intenzioni di opporsi al populismo salviniano. Di Stefano si aspetta addirittura che le loro idee sullo Ius soli possano trovare consensi tra le Sardine, instaurando in questo modo un fronte di dialogo. Il leader del movimento di estrema destra conclude, però, con una specifica: «Sia chiaro Bella Ciao noi non la cantiamo». Le parole di CasaPound hanno incontrato però una netta chiusura. La nota rilasciata dai quattro fondatori delle Sardine ha tempestivamente corretto Ogongo: «Le piazze delle Sardine si sono fin da subito dichiarate antifasciste e intendono rimanerlo. Nessuna apertura a CasaPound, né a Forza Nuova. Né ora né mai», concludendo con un rifiuto categorico di tutti «quei partiti che con le idee e il linguaggio dei gruppi neofascisti e neonazisti flirtano in maniera neanche troppo nascosta». L’ingenuità di Ogongo potrebbe costare cara anche alla sicurezza della manifestazione e insinuano le Sardine che dietro l’iniziativa di Casapound ci sia in realtà una strumentalizzazione per ottenere consenso. «In questo momento le piazze fanno gola a molti, lo avevamo già detto e lo ripetiamo. Rammarica che questo fraintendimento sia cavalcato da più parti». Anche per questo, Di Stefano non vuole arrendersi. Ritiene che le piazze siano aperte, specie se ci si presenti senza bandiere, ma solo delle idee, e ribatte indignato: «Mi pare assurdo che un movimento già inizi con i diktat di leader e poi questi leader chi li ha nominati? Sono stati eletti democraticamente da un congresso di sardine?». Appellandosi alla libertà di associazione e alla democrazia, CasaPound rivendica la sua partecipazione, ma il compromesso sembra essere impossibile.