A Beh, il fenomeno è imponente. Come una realtà che d’improvviso esce dal sottosuolo e si scoperchia, ed è assai facile prevedere ciò che avverrà sabato a Roma, immagino qualche centinaio di migliaia di persone, forse più, che “impersoneranno” le sardine. Insofferenza verso un clima, giustamente si dice, qualche volta con un eccesso euforico-retorico, ma la cosa è verissima. Non vorrei, però, ripetere la litania; se si decide di scrivere su un tema, è inutile stare a ripetere il già detto, anche se questo già detto è fondato, e si può riassumere assai in breve così: c’è una rivolta contro il clima di paura, di intolleranza e di odio, che di certo Salvini ha contribuito ad aprire in Italia. L’altro giorno 600 sindaci stretti intorno alla senatrice Segre.

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Ma detto questo, come andiamo avanti? C’è un paragone con le microparticelle della fisica quantistica che mi spinge a riflettere. Che c’entrano, si dirà? Possono entrarci, con un minimo di fantasia. Quelle particelle si muovono nella trama sottile del vuoto, e ribollono in una miriade di microscopiche fluttuazioni. Dicono gli astrofisici che il principio di indeterminazione (da noi “terrestri” corrisponde al vuoto dei partiti) consente la formazione temporanea, nel vuoto, di microscopiche bollicine di energia, a patto che esse scompaiano rapidamente. Ma poi avviene una specie di miracolo. Questa minuscola fluttuazione quantistica si gonfia a dismisura, spinta da un processo che viene chiamato di inflazione cosmica. E dà vita a un universo, al nostro universo, nel quale, per una straordinaria serie di coincidenze, oggi viviamo. Irresistibilmente le sardine mi hanno richiamato questa situazione. D’improvviso, un moto vorticoso nel vuoto, nel cosmo miliardi di particelle in moto, qui da noi un po’ meno di numero, ma vale lo stesso. Se non decidono a farsi universo, sono destinate a scomparire anche al canto di Bella ciao, che si sentirà sempre più flebile fino al silenzio.

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Che cosa può dire farsi universo? Qui viene il difficile. Per carità! E mi rivolgo a loro: non fatevi partito, con relativo progetto per l’Italia, e relative tabelle di scadenze temporali, a cominciare dall’evasione fiscale, ben s’intende. Ma non fatevi il doppione dei Cinque stelle al giorno d’oggi. Molti vi vedono così, attenzione! Come siete puri, puliti, sani, pane al pane, con quel che segue, vi ricordate Grillo? E poi oggi li vediamo in azione i Cinque stelle, e qualcuno inorridisce. È vero che già siete tanto diversi, non violenti, non gridati, eppure una tentazione può esserci. Ma ecco il punto vero: voi potete essere un pezzo di Italia che riemerge dopo esser stata sopraffatta dai populismi, attenzione dai populismi, non solo dal sovranismo populista leghista. Lo spettro critico va ampliato e insieme determimato. Non basta dire che l’Emilia “non si lega”, anche se lì, posso capire, c’è il voto di gennaio, ma passato il voto, lo spettro critico va determinato e ampliato: essere contro i populisti non può significare identificarsi con l’opposizione a Salvini, perché la prateria a Salvini la ha aperta il rancore millenaristico dei Cinque stelle, le vecchie particelle quantistiche che, per non scomparire secondo logica cosmica, si sono nascoste nelle pieghe del governo, e lì compaiono e scompaiono, secondo opportunità. Ma ancora vi portano il loro disprezzo per lo Stato di diritto, il loro efferato giustizialismo e il “non si sa che vogliamo” su qualsiasi tema, e l’odio appena nascosto sotto una patina di rispettabilità, Bibbiano insegni. Mi rivolgo direttamente alle sardine. Non prendete questo mio discorso come lo stucchevole consiglio, per di più di un ultraottuagenario, basta con i consigli. Ho provato solo a riflettere sulla soddisfazione insoddisfatta per il vostro apparire sulla scena. Vorrei togliere, per quel che mi riguarda, l’aggettivo usato, molti di noi si mettono in attesa. E ricordatevi della storia delle particelle cosmiche.