Il modus operandi
Il peso del clan Araniti sulle elezioni di Reggio Calabria: Barillà votava per tutti in cambio di appalti. 14 arresti e ombre su Neri (FdI) e Sera (PD)

Il genero del boss Domenico Araniti, Daniel Barillà, poteva votare quante volte voleva: arrivava al seggio con le tessere elettorali dei prescelti ed esprimeva le sue preferenze con la complicità degli scrutatori. Un sistema rodato che ha portato all’arresto di 14 persone dopo un’indagine accurata dei carabinieri del ROS, con al centro il clan degli Araniti, storica famiglia della ‘ndrangheta nota per la sua capacità di influenzare la politica e nel manipolare i risultati delle elezioni. Sotto la lente le Regionali del 2020 e 2021 e le Comunali di Reggio Calabria del 2020. Manovre che avrebbero favorito Giuseppe Neri, attuale presidente del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Regione, e Giuseppe Francesco Sera, consigliere comunale del Partito Democratico.
Arrestato anche “Il Duca”
I capi d’accusa sono quelli associazione mafiosa, estorsione aggravata, reati elettorali, corruzione e falsificazione di documenti pubblici. Sette di loro sono stati incarcerati, quattro sono agli arresti domiciliari e tre devono presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria. Anche per Neri e Sera la procura aveva chiesto l’arresto, ma il giudice ha respinto la richiesta. Finito in manette invece Domenico Araniti, detto il “Duca”, ritenuto il capo del clan. Il sindaco Giuseppe Falcomatà resta solo indagato.
Il modus operandi
Un’indagine iniziata nel 2019. Figura centrale dell’operazione è Daniel Barillà che lavorava segretamente per il clan, indirizzando voti verso i candidati che avrebbero garantito maggiori benefici futuri. Grazie alla complicità di alcuni scrutatori, si recava ai seggi con le schede di elettori impossibilitati a votare, prendendo il loro posto al seggio. In cambio di voti arrivavano nomine in enti pubblici, commesse e appalti per il clan, tra cui la gestione della discarica di Sambatello.
Nelle regionali del 2020 e 2021, la scelta sarebbe caduta su Giuseppe Neri, il cui nome in passato era già finito al centro dell’inchiesta quando il suo collega di partito Creazzo fu arrestato per scambio elettorale politico-mafioso ma poi assolto, mentre per le comunali Barillà i voti indirizzati avrebbero favorito Sera.
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