Donald Trump è ancora nei guai. Il tycoon ed ex presidente degli Stati Uniti è stato citato in giudizio, assieme a tre dei suoi figli (Ivanka, Eric e Donald Junior) dal procuratore generale di New York Letitia James per presunta frode.

L’accusa riguarda in particolare la gestione della sua Trump Organisation: stando alla procuratrice, che ha chiesto 250 milioni di dollari di danni, avrebbe gonfiato i valori di alcuni immobili per ottenere così benefici fiscali e maggiori entrate dalle vendite.

La denuncia, ha spiegato in una conferenza stampa il procuratore generale dello Stato di New York Letitia James, è stata depositato presso la Corte suprema statale con un documento di 220 pagine, in cui si chiede anche il divieto a vita di condurre affari nello Stato di New York.

Un documento che traccia uno scenario a tinte fosche degli affari di Trump e della sua società principale: oltre “duecento valutazioni gonfiate”, dichiarazioni fiscali ricche di bugie e valutazioni false e gonfiate delle 23 proprietà finite sotto la lente d’ingrandimento, dal resort di Mar-a-Lago in Florida recentemente perquisito dall’Fbi al noto Trump Hotel di Washington Dc ceduto a maggio.

Trump, secondo l’accusa, avrebbe addirittura gonfiato nelle dichiarazioni dei redditi del triennio 2015-17 il numero di metri quadrati del suo triplo appartamento nella Trump Tower, a Manhattan, in modo da farlo valutare più di 300 milioni di dollari. Secondo James, Trump e la sua famiglia hanno violato una serie di reati statali e “probabilmente” anche federali, i più gravi.

Accuse che ovviamente Trump ha rispedito al mittente. L’ex presidente ha parlato di “un’altra caccia alle streghe  da parte di una procuratrice generale razzista, Letitia James è una truffatrice che ha condotto una campagna incentrata su acchiappa Trump” è la risposta del tycoon. 

A dargli manforte la sua portavoce, Liz Harrington, secondo cui Trump sarebbe “vittima di una persecuzione politica“. Sul social media Truth, lanciato dalle stesso Trump in risposta alla cancellazione permanente dei suoi profili su Twitter e Facebook, Harrington ha poi scritto: “Questa è la storia di due sistemi giudiziari: uno grazie al quale i criminali sono liberi e un altro con il quale i democratici perseguitano solo i loro oppositori politici!“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia