Come quelle linee di cui si vede l’inizio ma non la fine. Come quelle matrioske che ne apri una e dentro ce ne trovi un’altra e potresti continuare all’infinito. Tecnicamente vengono definite “intercettazioni a strascico”. Una ne richiama un’altra, e un’altra, e un’altra ancora. E così si riesce ad annaspare tra dialoghi e reti di relazioni e persone, continuando fin quando non si arriva a intercettare la persona cercata, l’obiettivo. Perché chi cerca trova sempre qualcosa. Bisogna poi vedere quanto quel qualcosa sia penalmente rilevante. Bisogna vedere se quel qualcosa poggia su solide accuse o solo su deduzioni, ipotesi, interpretazioni. A gennaio la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la cosiddetta sentenza Cavallo, si è pronunciata sulle intercettazioni a strascico, ritenendole inutilizzabili.

Si è così posto un argine al fiume di conversazioni intercettate, che costano all’anno decine di milioni di euro, e fissate su bobine che finiscono nei fascicoli di indagine. La Cassazione ha stabilito che non sono utilizzabili le conversazioni captate per altri reati e autorizzate in inchieste diverse da quella per cui si procede (unica eccezione i casi di criminalità organizzata), tracciando di fatto un limite ad uso eccessivo delle intercettazioni e al loro passaggio da un filone investigativo all’altro senza relativa autorizzazione. Perché intercettare una persona vuol dire entrare nella sua vita in maniera così invadente che devono esserci una valida motivazione e una formale autorizzazione.

Come a dire che non si può chiedere l’arresto di una persona sulla base del contenuto di conversazioni intercettate nell’ambito di un’indagine in cui quelle intercettazioni non sono state specificamente autorizzate. Come a dire che il metodo della matrioska, in un settore delicato come quello delle intercettazioni, non è utilizzabile. Un po’ quello che è accaduto nel caso di Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo, i due parlamentari del centrodestra che la Procura di Torre Annunziata voleva agli arresti domiciliari, in via cautelare, per ipotesi di corruzione nell’ambito dell’indagine sulla riqualificazione dell’area dell’ex Cirio di Castellammare di Stabia.

Il Tribunale del Riesame (ottava sezione, presidente Pepe, a latere Purcaro e Maddalena) ha annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Cesaro e Pentangelo, misura che pendeva come richiesta in attesa della pronuncia delle Camere e che a questo punto, con l’ordinanza emessa ieri dal Riesame, è annullata. La Procura potrà, se vorrà, fare ricorso per Cassazione. Ma la strada sembra comunque segnata. Proprio appellandosi a una recente sentenza della Cassazione, infatti, i difensori dei due parlamentari avevano argomentato l’istanza al Tribunale della Libertà. Le motivazioni saranno depositate a giorni, ma appare evidente che il Riesame abbia accolto la linea della difesa.

«L’ordinanza impugnata dal senatore Cesaro e annullata dal Riesame si sostanzia nel fatto che nei confronti del nostro assistito non doveva e non poteva essere né richiesta né emessa la misura cautelare», affermano gli avvocati Giovan Battista Vignola e Giuseppe De Angelis aggiungendo che “si conferma la condotta del senatore ispirata alla correttezza e alla trasparenza”. «Ogni volta che un giudice afferma un diritto viene affermato un principio di democrazia del Paese», aggiunge l’avvocato De Angelis a proposito della pronuncia dei giudici sull’inutilizzabilità delle intercettazioni a carico di Cesaro. «Il provvedimento emesso dai giudici del Tribunale del Riesame conforta le nostre tesi, ovvero l’assoluta correttezza e osservanza delle leggi da parte dell’onorevole Pentangelo», commenta l’avvocato Antonio Cesarano, legale dell’onorevole.

«Oggi le buone notizie sono due – interviene Fulvio Martusciello, europarlamentare di Forza Italia – La prima è la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, del corretto operato dei nostri parlamentari. La seconda è l’affermazione di un principio di legalità sancito da un collegio giudicante e non da un organismo di garanzia delle Camere. Un ottimo segnale per la democrazia – aggiunge Martusciello – in un Paese nel quale si può continuare ad avere piena fiducia nella magistratura». Soddisfazione anche da parte del senatore Domenico De Siano, coordinatore regionale campano di Forza Italia: «Da garantisti convinti – commenta – ribadiamo la piena fiducia nella magistratura, rimarcando come l’affermazione del principio di legalità coincida con l’affermazione del principio di democrazia».