Intercettazioni
Il Trojan di Stato installato su 40mila computer: conversazioni, messaggi, foto e file. Benvenuti nel club dei sorvegliati
Tre tecnici indagati, un software ministeriale installato su quarantamila computer, gli accessi «concentrati nel distretto di Torino», il procuratore Bombardieri tra i sorvegliati. La Procura di Milano indaga, la Direzione nazionale antimafia coordina, il Ministero — che il sistema l’aveva adottato nel 2019 — ne annuncia la dismissione e presenta l’esposto. Apriti cielo: si grida al trojan di Stato, all’occhio che entra «senza lasciare traccia».
Curioso. Perché quell’occhio invisibile lo conosciamo da anni, ed è una bestia diversa da ogni intercettazione che l’abbia preceduta. La cimice mirava a una stanza, il telefono a un’utenza. Il captatore non mira a nulla: è sorveglianza ubiqua e permanente. Si annida nel dispositivo e da lì cattura tutto — ogni conversazione, ogni messaggio, ogni foto, ogni file — e con essi la vita di chiunque scriva al sorvegliato, lo chiami, gli passi accanto. Non esiste captazione «mirata»: il trojan intercetta per forza a strascico, perché il suo oggetto non è un atto comunicativo, ma un intero mondo personale. Il nostro mondo. Già per le intercettazioni tradizionali la Corte di Strasburgo, nel caso Contrada, ha ravvisato la violazione dell’art. 8 della Convenzione per difetto di qualità della legge: se quel presidio era insufficiente per una cimice, figurarsi per lo strumento più invasivo che la tecnica abbia mai partorito — fatto entrare nel codice di procedura penale con disarmante facilità. E nessuno si scandalizzava.
La captazione totale era il fiore all’occhiello dell’efficienza inquirente; chi sollevava la proporzionalità veniva archiviato come amico dei furbi. Oggi che nel mirino c’è un procuratore, di colpo l’orrore. Montesquieu insegnava che il potere va arrestato dal potere: la riservatezza informatica o è un diritto di tutti, o è il privilegio di chi tiene l’interruttore. Siamo garantisti con i magistrati. Difendiamo Bombardieri, difendiamo ogni toga spiata — con la stessa voce, anzi più forte, con cui difendiamo da sempre l’imputato qualunque, il cittadino senza ufficio stampa. Benvenuti nel club dei sorvegliati, signori della Corte. Si entra senza bussare: è la specialità della casa.
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