Che sia stato “un flop” è costretto ad ammetterlo anche Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute in forza al Movimento 5 Stelle. Parliamo di Immuni, l’app per il tracciamento dei contagi da Coronavirus che l’esecutivo Conte ha messo in campo per aiutare le autorità sanitarie a contenere i contagi.

Sileri in una intervista a La Stampa ha spiegato che l’app “rimane una risorsa importante e va scaricata”, ma che “purtroppo è stata un flop tra i giovani, che hanno più dimestichezza con le app”. Secondo gli ultimi dati disponibili, che risalgono al 24 agosto, l’app è stata scaricata soltanto da 5 milioni di italiani, il 13% degli italiani in possesso di uno smartphone: l’obiettivo per il governo era che venisse scaricata almeno dal 60% della popolazione per essere efficace.

Sileri nell’intervista ribadisce che Immuni “avrebbe potuto aiutare a contenere l’ondata di contagi di quest’estate, ma c’è stato molto pregiudizio. Ora sarebbe utile inserirla nei protocolli operativi, come quello per il rientro a scuola, anche perché altri sistemi, come i fogli di carta dove segnare i propri dati, non sempre funzionano”.

COME FUNZIONA IMMUNI E LE POLEMICHE SULL’APP – Il funzionamento di Immuni è molto semplice: se una persona che ha scaricato l’app risulta positiva al tampone per il Coronavirus, può segnalare la propria condizione al sistema (tramite un operatore sanitario), in questo modo l’app automaticamente segnalerà la positività alle persone con cui si era entrati in contatto.

Immuni, sin dal suo lancio a maggio, è stata però oggetto di una larga campagna di disinformazione e fake news, in particolare sui social network, strumentalizzate anche da esponenti politici.